giovedì, luglio 14, 2016

Erboristeria=arte?



Credo che ci sia una connessione profonda tra Erbe e Arte. Non solo perchè dalle piante si estraggono i pigmenti per dipingere, ma sopratutto perchè Piante e Uomo sono connessi secondo un piano energetico forte, viscerale, antico.

I dipinti rupestri erano fatti con derivati delle piante; i colori per i vestiti e per le stoffe provenivamo dalle erbe tintorie: curcuma, robbia, isatis, sambuco... Se ci pensi, i fiori compaiono molto spesso nei quadri, negli affreschi, nelle rappresentazioni.

Sei mai stata agli Uffizi? Io ci sono stata per la prima volta un anno fa (e sono Toscana! ma sai come vanno le cose, quando vivi vicina a così tanta arte va a finire che non la vedi) e mi sono incantata di fronte alla Primavera del Botticelli. La luce, la bellezza del quadro arrivano fino ai giorni nostri, partendo da un passato così lontano da sembrare mitico- e poi, quanti fiori! Piantine di ogni genere, dipinte con dovizia di particolari.



I fiori, la forma delle foglie, i semi: se li guardi da vicino, sono tutti piccoli  (o grandi) pattern, mandala, dipinti.

Come puoi utilizzare le piante per la tua espressione artistica? ecco qualche ispirazione::


  • puoi scegliere una pianta che ami particolarmente, osservarla molto bene e disegnarla. Colorala e mettila sul tuo altare, oppure in una zona che ami della tua casa;
  • scegli i tuoi vestiti ispirandoti ai colori di un fiore: io oggi sono vestita di nero e di rosso, come un papavero! Nei colori delle piante si trovano palette splendide!
  • se hai un sito, scegli la palette colori ispirandoti ad una pianta ed ai suoi fiori
  • raccogli fiori, foglie e semi e falli essiccare tra le pagine di un libro: poi, componi un collage!
  • prova ad estrarre il colore da una pianta tintoria ed a tingere un pezzo di stoffa, oppure un gomitolo, 




Il mio contributo è attraverso la fotografia. Voglio dare voce alle piante, rendere visibile il loro messaggio. Ho iniziato da Achillea: se vuoi vedere tutte le foto, via via che le realizzo le troverai qui.

Mi ha ispirato David Bowie: sono stata a vedere il docu-film sulla mostra che si è tenuta al VA, e che verrà a Bologna (e conto di andarci a Settembre!)-e mentre sbirciavo nella vita di questo artista totale, ho avuto questa idea. Quindi:contatta la tua Musa e prendi idee e ispirazioni!




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lunedì, giugno 20, 2016

Lo Spirito del Bosco








Non sarebbe bellissimo passare tre giorni immersi nei boschi, in un luogo magico, e magari dedicarsi allo studio delle Piante, degli Alberi, dei Tarocchi ed al raccontare Storie?

Io e Francesca vogliamo offrirti proprio questo: tre giorni di immersione totale in una dimensione magica, a Luglio, quando in città fa davvero caldo, mentre in montagna si respira l’aria fresca della sera, insieme alle lucciole ed ai Cervi.

In questa cornice lavorare con le piante, i tarocchi e le parole viene quasi spontaneo: noi vogliamo condividere con te un’esperienza unica, divertente e formativa, che attinga alla sensibilità individuale collegandola con quella universale, espressa dai simboli dei Tarocchi, dalle proprietà delle Piante e dal potere delle Parole.




PRIMO GIORNO:
arrivo al paese
cena al Circolo del paese, per conoscerci
sistemazione nel Rifugio (e chiacchiere serali!)

SECONDO GIORNO:

10.00 12.30
 passeggiata nel Prataccio e nell’Abetaia, con riconoscimento delle Piante e connessione con gli Alberi che incontreremo
13.00 
pranzo
15.00 17.00:
 passeggiata nel paese + castagneto del Volotto, dove incontreremo altre Piante da riconoscere e ascoltare.
17.30 19.30: 
Lavoro con i Tarocchi: intervista alla Pianta con i Tarocchi, individuazione della Carta e della Pianta della personalità, un’avventura fiabesca da creare con i tarocchi, relazione intuitiva con le carte e le loro immagini.
20.30 
cena al circolo.
22.30 
Attorno al Fuoco: evento di storytelling gratuito e aperto a tutti.

TERZO GIORNO:

Mattina libera per esplorazioni, letture.
13.00 
pranzo.
14.30 -19.00: 
laboratorio di scrittura poetica. Diario in poesia dell’esperienza e dell’incontro con lo spirito del bosco.



Noi ti aiutiamo ad entrare in contatto con l’energia delle Piante che incontrerai, e ad esplorare le sue qualità sottili; utilizzeremo i Tarocchi come strumento per l’esplorazione delle dimensioni sottili e simboliche che ci circondano, quindi va benissimo anche se non hai mai letto una Carta in vita tua! Ci saranno spazi di lavoro comune, in cui ci confronteremo e impareremo insieme.

Con la poesia poi scriveremo un diario personale sull’ esperienza nel bosco e dentro le immagini. Scriveremo delle piccole cose che abbiamo incontrato: una pianta, un rumore d’animale, una figura che dai tarocchi ci chiama e ci conduce su un sentiero inesplorato.
Leggeremo alcune poesie di autori noti e poi lavoreremo a testi nostri.

DOVE SIAMO?

Il nostro retreat sarà a Torri, nel comune di Sambuca Pistoiese: un paese in montagna, dove troverai fresco, alberi, animali del bosco e accoglienza! Siamo nel Rifugio la Cà di Torri, immerse nella natura.
I due pranzi (sabato e domenica) e la cena di sabato saranno al Circolo del paese: abbiamo pensato ad un’opzione vegetariana, e anche vegana-e sono inclusi nel prezzo.





LE DATE:

Iniziamo venerdì 22 Luglio, per finire domenica 24 Luglio. L’arrivo è previsto nel tardo pomeriggio.

QUANTO COSTA?

I tre giorni costano 200 euro, che comprendono:
  • -        Due pranzi (sabato e domenica)
  • -        Una cena (sabato sera)
  • -        Due notti al Rifugio la Cà di Torri
  • -        La passeggiata guidata, con il riconoscimento delle piante
  • -        Il laboratorio di Tarocchi ed Erbe
  • -        Il laboratorio di Scrittura e Storytelling
  • -        Tè e tisane sempre disponibili



Se hai altre domande, scrivi a cecilia.lattari@gmail.com o francymat@inwind.it


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lunedì, maggio 30, 2016

Calendula: una visione magica



La Calendula è una pianta che  mette allegria soltanto nel vederla: quando si affaccia dai cigli delle strade, oppure se spunta benvoluta nell'orto; sembra possedere una sua luce interna, magica, che mi attrae come una falena viene attratta dalla fiamma.

Domenica mattina una mia vicina di casa, amante come me delle piante e delle erbe, mi ha regalato un mazzo della sua Calendula: un dono tra donne, a sancire anche un affetto che viene dall'amore per il mondo vegetale. Per me quel mazzo di Calendule profumate di resina è stato come un mazzolino d'oro, di fiammelle gentili.


Molte volte ho raccolto e trasformato la Calendula; ma voglio condividere con te, in attesa del mio corso che inizierà l'8 di Giugno (la mail di preiscrizione arriva il 1 Giugno, ti sei iscritta alla mia newsletter?) anche il lavoro intuitivo che svolgo con le piante.

La prima cosa che faccio è connettermi con loro a livello fisico, utilizzando i cinque sensi: le guardo bene, accarezzo i petali, annuso il profumo-e annoto tutto quello che mi viene in mente compiendo questa esplorazione.

Poi, cerco di associare la pianta ad un elemento: osservo bene il colore, la forma dei petali e delle foglie, e penso a cosa serve la pianta stessa.
La Calendula è una pianta collegata al Sole, al Fuoco-e, in effetti, serve a calmare le irritazioni a spegnere le infiammazioni, agisce dove si ha un eccesso di Calore.
In parte è anche legata alla Luna, e ritrovo la sua segnatura lunare nei semi, che sono piccole falci di Luna, e nella sua azione sull'apparato genitale femminile, dove Calendula agisce lenendo il dolore mestruale, regolarizzando il ciclo, aiutando anche nella menopausa.

E' dunque un fuoco domestico, il fuoco del focolare, il fuoco interiore.


Una cosa che amo fare, quando ho tempo e modo, è una stesa di Tarocchi per conoscere meglio il messaggio della pianta. Di solito scelgo una pianta, fuori, e le chiedo di comunicarmi il suo messaggio: poi alzo una carta e la interpreto, seguendo la mia intuizione.

Per la Calendula, invece, ho utilizzato una stesa davvero ispirante che ha inventato Alexis: si chiama Wild Tongue Spread e ti mette in contatto con il messaggio sottile della pianta in questione.



Vediamola insieme, per conoscere meglio la nostra Calendula!

La prima carta è l'Otto di Coppe, che ci dice qualcosa sul profilo energetico della pianta. Calendula è dunque una pianta che ti aiuta quando qualcosa si rompe. Ti sostiene quando capisci che non puoi più proseguire per una strada sicura e conosciuta, ma che devi abbandonarla per qualcosa che non conosci ancora. Cura la malinconia che si accompagna a questa scelta, necessaria ma difficile. La sua luce ti accompagna lungo il percorso, verso qualcosa di sconosciuto, come una fiammella gentile che illumina i tuoi passi.

La seconda carta ci dice qualcosa sull'energia curativa della pianta: l'Asso di Pentacoli. Calendula ha una luce interna, che ti aiuta a far funzionare bene il tuo primo chackra, collegato all'energia vitale, terrena. In effetti Calendula aiuta, come dicevo prima, a riequilibrare l'apparato genitale femminile; i cicli della donna, quindi, e la sua connessione con la terra, con le radici. La Regina di Pentacoli è la Madre Terra, e l'Asso è il suo seme. E' il piccolo fuoco che ti connette alla Terra, feconda e fertile.

La terza carta ci dice che cosa rafforza la pianta, rivelato qui dalla Regina di Spade. Secondo me la relazione sta nella capacità che ha Calendula di riportare calma e logica nel pensiero, specialmente femminile: durante la sindrome premestruale Calendula combatte gli sbalzi di umore, e ti permette di vedere le cose con maggior lucidità, come fa la Regina di Spade. Inoltre, ti insegna ad essere libera, pienamente femminile, indipendente, anche attraverso la cura delle tue ferite. Calendula le sana, e ti permette di imparare da queste.


La quarta carta ci dice la tipologia di persona per la quale Calendula è più efficace: il Cinque di Bastoni. E' chiaro dunque che Calendula è indicata a chi ha un temperamento focoso, pronto al litigio o alla provocazione. A chi si arrabbia facilmente, a chi tende a disperdere il calore interno perchè troppo aggressivo o impaziente. La assocerei anche al fiore di Bach Impatiens, che individua l'emozione di chi non sa aspettare i giusti tempi, e quindi preferisce fare da solo, perchè crede di fare meglio. Calendula insegna, come il Cinque di Bastoni, che l'unione fa la forza, e che la dispersione raramente produce un risultato positivo.

Infine,  l'ultima carta è il messaggio che la pianta ha per me: il Dieci di Bastoni. Posso usare Calendula quando mi sento sovraccarica, oppressa, quando ho troppa carne al fuoco e non so come gestire le mie priorità. Calendula mi permette di staccare (anche solo perchè amo raccoglierla!) e di centrare il mio calore internamente, per gestire al meglio le cose che devo fare.


Dopo aver contattato la pianta su di un piano sottile, mi metto a trasformarla: nel caso della Calendula ho preparato l'Oleolito in olio di Girasole.

Ci sono molte teorie e diversi modalità di preparazione dell' oleolito, ma io in linea di massima preferisco sempre farlo da pianta fresca e con il metodo dell'estrazione solare.



Utilizzerò poi l'Oleolito per preparare creme, balsami e olii massaggio-per mantenere vivo il calore della Primavera anche durane le stagioni più fredde.

E tu? Come entri in contatto con le piante che ami? Scrivilo nei commenti!

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lunedì, maggio 16, 2016

Rifare da capo




Sono stata invitata all'iniziativa (bella) dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese: porta i tuoi saponi e tutti i tuoi prodotti realizzati con le piante dei nostri monti! Io ho detto di si, specificando che il sapone ormai lo faccio solo nei miei laboratori, per insegnare agli altri come si fa.

Eppure, ne avrei dovuto produrre un bel pò per la mostra. Ho rimandato molto il momento di iniziare: quando riprendi il filo, tutto quello che facevi in automatico non lo ricordi più. Allora, vediamo: comprare l'olio-riprendere i pentoloni-raccogliere fiori-scegliere le essenze; in questi ultimi giorni la serie di azioni che portano al sapone fatto e finito mi sembravano davvero difficili, lunghe e faticose.


Ho fatto una cosa al giorno: lunedì ho comprato l'olio, martedì ho raccolto i fiori di Trifoglio che volevo inserire nella ricetta, mercoledì ho ripreso gli stampi, e così via, fino a stamattina.

Ho messo tutto sul tavolo da lavoro, e sono andata a ripescare la bilancia, il pesatore per la Soda, il cucchiaio di legno che uso solo per la pasta di sapone (anche se non si dovrebbe, lo so: ma ci sono affezionata e tiene bene il tempo). Ho avuto un attimo di panico, perchè non mi ricordavo più le dosi a memoria! Come era possibile? Io, che facevo sapone ogni giorno, non ricordavo più quanta acqua, quanta soda, come fare. Ho ripreso il mio quaderno delle ricette, e piano piano sono partita dall'inizio.
Ho riletto vecchie ricette, sorriso per progetti che poi non sono nati e riscoperto mix davvero azzeccati. Ho pesato gli ingredienti. Ho preparato tutto. 
E finalmente ho iniziato.

Lì mi sono accorta che non avevo mai smesso, in realtà: le mani sono andate per conto loro, i movimenti puliti, senza fare disastri o distrazioni ho rifatto il mio primo mezzo chilo di sapone: Rosa, Lavanda, Geranio, bocci di Rosa. Ma era così semplice? Oppure, le cose che ci appassionano non si dimenticano mai davvero?


La mattina è passata facendo sapone, come ai vecchi tempi. Ne ho fatto di tre tipi, adesso aspetto che si asciughi per tirarlo fuori dagli stampi e ricominciare, domattina. 

Mi sono trovata a pensare quanto le nostre radici siano importanti. Radici che possono affondare non solo nella tradizione, o nel nostro passato remoto, ma anche nei nostri talenti, nelle nostre capacità.
Lei è proprio portata a fare questo: te lo sei mai sentito dire?
E quanto hai seguito la tua indole, il tuo saper fare quella cosa, o invece come l'hai abbandonata, e perchè?
E, infine: hai il coraggio di riprenderla in mano, di dipanare il filo di terra, radici e linfa vitale che ti collega alla tua capacità?


Tutto questo mi ha suggerito una nuova idea da inserire sul mio sito:mescolerò nel mio pentolone Fiaba, Tarocchi, Sapone. Ci stiamo già lavorando (mi aiuta una fatina speciale, per adesso top secret) e sono sicura che ti piacerà molto.

Se vuoi, raccontami nei commenti di quando anche tu hai ricominciato da capo: sarai di ispirazione per tutte noi!





martedì, aprile 26, 2016

La mia storia (d'amore) con Erbe e Tarocchi



Sto seguendo un percorso molto ispirante, creato da Gioia, per re-innamorarsi del proprio business. Ispira già dal titolo: si chiama #lunadimielebiz (se non sei ancora iscritta, fallo subito!)e prevede una piccola lettera d'amore al giorno, con compiti davvero utili.
Uno di questi era dedicato allo scrivere un post, sul come ti sei innamorata di ciò che fai: perchè faccio l'erborista/alchimista? Come sono arrivata fino a qui, e quando è scattata la scintilla?




Devo tornare molto indietro, per quanto mi riguarda. Torno ad un pomeriggio di primavera, ero dalla mia nonna ed a trovarla c'era suo fratello, lo zio Sveno. Me lo ricordo come un signore gentile, alto e magro, con un bellissimo sorriso. Lo zio Sveno mi leggeva sempre una pagina del mio inseparabile Diario delle Giovani Marmotte: c'era un orologio, disegnato come un cerchio, ed al posto delle ore erano disegnati dei fiori: ad ogni ora il suo fiore, a seconda del periodo del giorno in cui sbocciava.

Il mio preferito era la Bella di Notte: chiedevo sempre allo zio di raccontarmi la storia di quel fiore misterioso, che si apriva a mezzanotte.

Il mio amore, viscerale, per le piante è nato lì, a casa di mia nonna, che era una grande giardiniera. Parlava con le sue rose, e aveva sempre fiori colorati sui davanzali. Con lei ho imparato a mettere i semini nella terra, e a mangiare il richiccolo, la resina dolce degli albicocchi che aveva in giardino.

La mia nonna materna, che è morta a Novembre di questo anno: qualche giorno prima che morisse l'ho sognata. Mi ha guardata, e mi ha detto una sola cosa, prima di andare: prenditi cura delle Piante.





So che prendermi cura delle persone attraverso le piante, e stabilire un rapporto speciale con esse, fa parte della mia missione: ho sempre sentito un legame speciale con il mondo vegetale, un legame che mi ha spinta a trasferirmi dalla mia amata Bologna qui sui monti, per vivere immersa nel grembo di Madre Natura.

Il richiamo, fortissimo, delle piante e della cura attraverso queste io l'ho sentito netto un pomeriggio, d'estate stavolta, in macchina con la mia amica Francesca: tornavamo da alcune prove in teatro, e io le dissi "Fra, mi sa che io mollo tutto e mi iscrivo a Tecniche Erboristiche"..

Così è iniziato il mio percorso universitario, dove ho conosciuto le piante sotto un altro aspetto:quello medico, scientifico, che si integra perfettamente con la mia visione analogica della natura.

Da figlia di medici, credo (come Rosemary Gladstar) che erboristeria e medicina siano migliori quando si completano a vicenda, quando riescono a lavorare insieme, senza escludersi, ma potenziandosi.



E le Carte? Anche qui, devo l'amore per i simboli magici delle carte a mio nonno. Grande mente logica, amava molto fare i solitari: da piccola ne sapevo già una decina, e mi divertivo con il nonno a scoprire le carte, ad indovinare che carta potesse esserci sotto, a fare somme, sottrazioni, ed a dare vita e parola alle figure delle carte. La Regina di Cuori, il Re di Picche, i Cavalieri con gli occhi azzurri, erano tutti personaggi fantastici, compagni di storie che mi raccontavo.

E quelle storie ho iniziato, da ragazzina, a raccontarle agli altri: attraverso un metodo che mi ero inventata da sola, leggevo le carte da gioco, intrecciandole agli amori estivi, alle merende con gli estatè, alle arrampicate sugli alberi.

Poi, sono venuta a contatto con i Tarocchi. E li ho studiati, disegnati, letti e riletti: mi sono appassionata, poi li ho mollati per anni, mentre ero attrice e portavo in scena gli archetipi dei Tarocchi stessi, senza rendermene conto.
Fino a riprendere i mazzi in mano, prima per fare le carte alle amiche, poi per usarli come strumento di consapevolezza del Sè.

Ho mescolato tutto, scienza ed intuizione, e anche grazie al corso fatto con Gioia Gottini sono riuscita a definire bene cosa voglio fare, come posso aiutarti, e come vivere la mia storia d'amore ogni giorno, al cento per cento.

Ogni volta che mescolo un mazzo di carte, e accendo un incenso, e ascolto la voce di una pianta, lo faccio sperando di ispirare e aiutare chi mi richiede una consulenza: è un grande onore, poter aiutare le persone, e riuscirci è la migliore dichiarazione d'amore che possa ricevere.


Quindi, grazie: perchè se la mia storia d'amore con il mio biz funziona così bene, è anche merito tuo.


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venerdì, aprile 01, 2016

Guardo le cose da vicino



Sono molto miope, chi mi conosce bene lo sa. Se incontro qualcuno per la strada, raramente lo saluto, meritandomi così l'attributo di  snob. E invece, ehi ragazzi, io non vi vedo! A meno che non vi sbracciate, facendo segni ampi e ben riconoscibili: in quel caso vi saluto. Ma può anche capitare che, una volta vicini, io non vi riconosca. Non sono affatto fisionomista: una cosa davvero imbarazzante. Più di una volta ho sbagliato nome, faccia, ricordo.
Ho sempre dato la colpa di tutto questo alla mia attitudine da miope: noi vediamo bene le cose da vicino.
Un miope da lontano vede solo nebbia: se poi sei miope come lo sono io, vedi nebbia fino a 10 centimetri da te(sempre sia lodato l'inventore delle lenti a contatto!).




Forse è per questo motivo che le piante mi piacciono così tanto: per riconoscerle devi avvicinarti. Devi chinarti, accarezzarle, annusarle. A volte assaggiarle, per capire bene il loro messaggio. Le piante richiedono una particolare dedizione.

L'etimologia della parola stessa, dedizione, viene da dedo che significa anche arrendersi (senza colpo ferire). Se osservi una cosa da vicino, e nel mio caso una pianta, ad un certo punto devi arrenderti.

Arrenderti alla bellezza di ciò che vedi, alla forma, al profumo.



Prova ad osservare una pianta senza nessun giudizio: osservala e rimani fedele alla sua forma, al suo colore. 

Come sono le foglie? Morbide, venate, a punta o a cuore? E il fiore? Piccolo e bianco, lunare, oppure giallo o arancio come il sole? E il profumo? E' una pianta comunicativa, vuole dirti qualcosa? Oppure preferisce starsene in silenzio, ad osservare?

Prova ad uscire di casa con un taccuino, e vai in un parco, in campagna, oppure a fare una passeggiata in un bosco. Se vedi una pianta che ti colpisce, avvicinati a lei, e osservala bene. Da vicino.  Prova a conoscere la tua piantina attraverso il tatto, la vista, l'odorato. Magari disegnala sul tuo quaderno: così la osserverai ancora meglio, e vedrai tutti i suoi dettagli. Ritroverai in lei la forma fedele della sua anima.

Per mettersi in comunicazione con una pianta, dobbiamo abbattere le nostre difese: entrare in contatto con un altro essere vivente, di una specie diversa, implica lasciare da parte la parola-il nostro primo veicolo di comunicazione-e anche i gesti, le espressioni del viso. Dobbiamo metterci su di un livello diverso, che a me piace chiamare di dedizione.

Arrendersi, senza colpo ferire. Accogliere, osservare, imparare.
Dentro ad un fiore c'è un mondo intero!





E tu, a cosa vuoi dedicarti nei prossimi giorni? Scrivimelo nei commenti!

Se vuoi conoscere la tua Pianta Guida (per poi andarla a cercare nei boschi), qui trovi la mia offerta per te.

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giovedì, marzo 10, 2016

Il coraggio di seguire la tua strada




All'inizio dell'anno ho fatto una stesa generale, in cui ho estratto una carta per ogni mese. La mia carta per il mese di Marzo è l'Otto di Coppe: una carta che nasconde un significato duplice, una carta interessante, che mi emoziona.

Molto spesso nella carta troviamo una figura che si allontana dalle sue Coppe: Anna K ci mostra anche il volto della persona che se ne va. Un uomo, vestito con un mantello, con uno zaino in spalla, sta per affrontare un lungo viaggio. Lascia alle sue spalle otto coppe colme di vino-simbolo dell'amore, forse- e una casa confortevole, calda, accogliente. Lascia dietro di sè una coppia che si abbraccia: forse è il riflesso della sua vecchia vita. Lascia alle sue spalle la sicurezza, la casa, il rifugio nel  quale è solito tornare, per incamminarsi verso il blu profondo di ciò che è ancora sconosciuto, sotto alla luce della Luna.


Anche nei Tarocchi di Robin Wood vediamo una figura che si allontana da otto coppe dorate:  il mantello svolazzante, un bastone con amuleti per proteggere il viaggio, la Luna che splende. Le coppe sono disposte in modo da evidenziare una discontinuità nell'armonia delle file: sembra che ne manchi una. Forse il punto di partenza del viaggio sta proprio in quella coppa che sembra assente: manca qualcosa, c'è la necessità di una ricerca, di approfondire, di scoprire cose che ancora non si conoscono. 

Nella carta dell'Otto di Coppe io vedo due grandi temi: uno è la perdita, l'altro è la necessità di cambiare strada e di vivere una nuova avventura.
Il dolore per qualcosa che si lascia è evidente, nei disegni: è come quando ti rendi conto che da una certa situazione non puoi più tirare fuori un ragno dal buco. Le cose, a volte, non si possono cambiare, e vanno accettate per come sono.

Ma l'accettazione dell'Otto di Coppe prevede una rivoluzione personale: non è una resa agli eventi, ma ti mostra la tua vera strada, il tuo percorso individuale. E' il momento di lasciar andare le vecchie abitudini, i soliti schemi mentali e volgersi verso nuovi approcci, scendendo in profondità.

Il viaggio dell'uomo incappucciato si prospetta come una vera avventura: sappiamo che ne tornerà diverso, cresciuto, arricchito, anche se ci saranno pericoli e momenti difficili.
Nell'Otto di Coppe è contenuta la forza di trattenere le lacrime, perchè altrimenti non vedi dove mettere i piedi sul tuo nuovo sentiero; il coraggio di guardare avanti, nonostante il passato sia ancora doloroso; la capacità di sfruttare le situazioni difficili utilizzando il vento contrario e, anzi, lasciandosi trasporare da questo verso una nuova spiaggia.


L'uomo in cammino dei Chrysalis Tarot assomiglia all'Eremita: sta compiendo un viaggio interiore, e dunque non può tornare indietro. Mi ricorda un gioco che facevamo da piccole: non si potevano fare un determinato numero di passi indietro, altrimenti avremmo visto un mostro. 
Il significato simbolico del gioco è quello della carta: nel lavoro interiore, nella crescita spirituale non si torna mai indietro. I nostri passi seguono una spirale, e anche se ripassiamo dagli stessi punti o nodi del passato, ci torniamo cambiate, arricchite dal nostro presente. La via che lascia il personaggio è costellata di specchi: rifletterebbero ciò che si è perduto, una visione del passato che non ci appertiene più.



Gli Shadowscape Tarot rappresentano l'Otto di Coppe come una creatura acquatica, che lascia dietro il superfluo portando con sè solo l'indispensabile: con una piccola luce lei si immerge nella profondità del suo mare interiore, per attingere a nuovi significati ed abbandonare i vecchi schemi mentali. 

E' il momento di compiere una scelta: non sarà facile, perchè qualcosa lascerai indietro, ma il cammino verso ciò che non conosci nasconde risorse che ti faranno crescere, rendendoti più saggia e più consapevole.

Continuare ad osservare il passato e ciò che avevi ti impedisce di accogliere il futuro.


"Keeping my head up, looking forward
Reminiscing will get you nowhere
Never say never, starting over
It's not perfect but it's getting closer

I will hold back tears
So I can move in the right direction
I have faced my fears
Now I can move in the right direction"

(Gossip - Move in the right direction)
Grazie Beth per l'ispirazione 

Vuoi una mia lettura personale?  Qui trovi le mie offerte!



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