La domanda che mi ronza in testa oggi è: Qual è la tua creatività?
Qual è il mio modo migliore di esprimermi, di farmi da tramite di idee, pensieri, opere?
Sono convinta che il mio linguaggio principale sia legato al Teatro. Di questa convinzione, che a tratti mi spaventa e a tratti mi attrae, ormai ho conoscenza.
La maggior parte della mia prima giovinezza è stata dedicata completamente a questa Arte. Prima la Scuola di Teatro, poi il lavoro da professionista. Poi è successo qualcosa, che mi ha fatta cambiare, piano piano.
La consapevolezza in me di un'altra anima, più stabile, più legata alla terra e alla natura.
Così ho iniziato lo studio delle Erbe, l'università, il lavoro in negozio, la mia vita in decrescita.
Molti sono stati i fattori che mi hanno spinta ad allontanarmi dalla città, con tutti i suoi stimoli e la sua vita, che pulsa nelle strade, nei vicoli, dalle vetrine dei negozi, nelle mostre, nei cinema, negli occhi delle persone.
Mi sono ritrovata in una dimensione agreste, bellissima, con il letto che è allo stesso livello degli alberi fuori dalla finestra, come se dormissi tra le foglie. La meraviglia di avere uno spazio verde molto grande, un orto tutto per me. Il tempo da dedicare al pane, alle conserve, alla stufa, ai nostri cani. Tutto molto bello ed appagante.
Eppure, mi sento formata da due anime. Una molto rock'n roll, artista, creativa, che sta benissimo in città. Che ama andare al cinema, a teatro, a vedere una mostra ma anche semlicemnte passeggiare per le vie del centro di una città vera, osservando i dettagli dei muri, dei negozi, dei colori, dei vestiti dei passanti. Che ama fare fotografie, sperimentare piccole installazioni fatte di foglie, sassolini portati da chissà dove, piccole briciole di Natura all'interno della città. un'anima Pollicina per quanto riguarda tutto ciò che è colore, movimento, stile.
L'altra è invece una sapiente conoscitrice di erbe e piante, ed ama creare saponi, candele, mescolare nei pentoloni olii e burri profumati, uscire nell'aria frizzantina della montagna, sbriciolare la Terra con le mani, trapiantare le piantine, raccogliere i pomodori carichi di sole. Annusare i mille profumi delle Erbe Selvatiche, raccogliere castagne e foglie rosse, svegliarsi nella neve bianca in inverno.
Benedico ogni giorno la possibilità di vivere così, meravigliosamente Selvatica.
In tutto questo panorama, c'è poi il pensiero della creatività biologica, il fantasticare su un figlio che non arriva, il seguire le onde ed i cicli della mia natura femminile, che ogni mese mi insegna che non è ancora il momento giusto, che evidentemente prima di questo devo creare ancora altro, nuove idee devono prendere forma, che appunto non si possono forzare gli eventi.
Che se continuo a riempire questa "casellina" con troppe aspettative, con troppo desiderio, con troppa veemenza, sarà sempre così piena da non lasciare spazio ad una nuova anima.
In tutto questo, vorrei sapere come fare per conciliare le mie due anime. Sono una Selvatica affascinata dalla città, una Attrice che recita con i fiori, una Fotografa che non sa di esserlo. Sono così preoccupata di quello che ho intorno a me, della aspettative degli altri, della dimensione provinciale nella quale vivo, che mi dimentico che accanto ho un
uomo meraviglioso, un artista vero, un creativo che mi nutre e mi fertilizza, se solo fossi più rilassata, meno rigida.
Voglio utilizzare le energie di questo nuovo ciclo per focalizzare la mia creatività davvero, smettendola di bloccarla, di censurarla, di farla stare zitta perchè fondamentalmente non mi sento abbastanza.
Da una parte, non mi sento abbastanza brava. Sono perfezionista, specie per quanto riguarda tutto quello che creo. Dall'altra, sono assolutamente convinta di non essere all'altezza.
Che quello che faccio non è interessante. Oppure, ancora peggio, che per avere una vita tranquilla, normale, nei ranghi, è meglio non fare niente.
Anche questo accade, nel fantastico dialogo tra le mie tendenze creative. C'è quella part di me che dice che devo mettere da parte tutto quello che riguarda l'essere creativa, che quando si cresce si smettono i sogni e si guarda alla realtà delle cose, senza perdere tempo. Che dovrei davvero diventare una donnina di casa, e finirla con tutti questi grilli per la testa.
Ecco, c'è anche questa parte qui.
Scrivo tutto questo perchè sicuramente c'è chi si sente come me. Mi piacerebbe conoscere le storie di donne creative, e realizzate pienamente, che hanno trovato la loro strada. Donne con figli, o senza, che non hanno fatto della maternità l'unica ragione di vita, di femminilità e di creazione. Sapere come avete fatto, sorelle e amiche.
Io intanto farò fotografie in città e sopra ci disegnerò fiori, ne farò nei boschi e sopra scriverà slogan pubblicitari che trovo in città. Farò il sapone mescolando i miei calderoni, con Erbe e Piante magiche, ma la sera metterò smalto rosso e andrò a Teatro con il mio amore. Dipingerò una nuova serie di vestiti assurdi e colorati, e li indosserò per correre nei campi. E poi raccoglierò fiori e foglie, ne farò piccoli quadri da appendere in giro per la mia città. E con l'uncinetto, ancora, dipingerò e navigherò sotto l'acqua e dentro agli alberi.
Stanotte ho sognato che ero nel
Giardino dei Tarocchi, di cui una foto qui sopra, che ho scattato questa estate. Ero nella casa dove ha vissuto Niki, dentro l'Imperatrice. Vivevo lì, in una casa colorata, piena di pitture, tubetti di colore, ritagli, frammenti. Ho ripercorso, in sogno, tutto quel meraviglioso giardino, me ne sono sentita parte integrante, viva.