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martedì, luglio 21, 2015

Come as you are




Sei di Bastoni, dal mazzo The Wild Unknown di Kim Krans

*una nuova vita prende il volo
*vittoria, rinascita
*gli ostacoli sono ormai finiti, non ha senso voltarsi indietro
*dove andrai con il tuo nuovo set di ali?

NON VOGLIO essere una donna con i tacchi ed il tailleur
NON VOGLIO essere una mammina-pappina-sogni d'oro
NON VOGLIO fare la spesa solo al supermercato e diventare un Caronte moderno, con il carrello come il traghetto, prima vuoto e poi pieno e poi vuoto all'infinito
NON VOGLIO vestire alla moda
NON VOGLIO vestire come il senso comune suggerisce
NON VOGLIO la borsa an pendant con le scarpe
NON VOGLIO andare dalla parrucchiera una volta alla settimana per la messa in piega, ed una volta al mese per il colore
NON VOGLIO essere gentile con tutti: i maleducati ed i cafoni andassero a fanculo
NON VOGLIO spingere carrelli di metallo con annesse macchinine di plastica porta bimbo nei centri commerciali
NON VOGLIO essere una mogliettina anni Cinquanta
NON VOGLIO fare figli e parlare solo di figli
NON VOGLIO sottostare
NON VOGLIO essere conforme
NON VOGLIO è meglio se vieni a vivere in città che è più comodo
NON VOGLIO pettinarmi i capelli come una donnina a modo
NON VOGLIO smettere di parlare con gli alberi perchè so che le fate ascoltano
NON VOGLIO la presuntuosa saccenza di chi è  superficiale
NON VOGLIO siccome sono una donna non capisco niente di politica
NON VOGLIO le vetrine del centro, tutte uguali in ogni città
NON VOGLIO rinunciare
NON VOGLIO essere prigioniera politica del confronto
NON VOGLIO rifugiarmi nei canoni imposti
NON VOGLIO essere uguale perchè è più comodo
NON VOGLIO fanculo non voglio

NON VOGLIO avere paura della mia natura





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giovedì, giugno 25, 2015

Una carta al giorno



Sto facendo questo esercizio. Tiro su, da uno dei miei mazzi d Tarocchi, una carta al giorno. E dentro la carta trovo suggerimenti, intuizioni, ispirazioni per la mia giornata. E, soprattutto, mi tuffo nella profondità del significato della carta stessa, ogni volta trovando nuovi particolari e nuove sensazioni.

Oggi ho tirato su il Tre di Coppe. Una delle mie carte preferite!

dal mazzo The Goddess Tarot, di Kris Walderer

Prima di tutto, è la carta dell'Amicizia. La carta delle feste, ma delle feste a cui ci piace andare. Non ricevimenti noiosi con persone noiose, ma serate con gli amici, quelli veri. Quelli con cui ti senti a casa.

Guardando meglio la carta, vedo che le tre donne hanno tre età diverse. le tre età della dea, della donna: una giovanissima, una nel pieno della vita, una anziana. I tre passaggi fondamentali del ciclo femminile: pre-mestruazioni, mestruazioni, menopausa. La giovane, la madre, la anziana. Diana, Demetra, Ecate. Le tre energie che ci muovono, durante il ciclo femminile.

Il progetto, la creazione e la realizzazione, e la fine del progetto stesso.

Le tre donne danzano in cerchio, e mi ricordano che queste fasi si alternano, passano, tornano, passano di nuovo. 

La carta mi trasmette un senso di ciclicità, di stabilità. Lo so, queste donne sono amiche da molto tempo. E lo resteranno.

Al di sopra delle tre donne, un bellissimo arcobaleno, un sole che splende. Si sentono bene, insieme. Sono in armonia.

La carta mi ricorda che per lavorare bene insieme agli altri c'è bisogno di passione, e di ascolto. Che ognuno di noi, sebbene diverso, può armonizzarsi con gli altri e diventare parte di un tutto migliore della somma delle parti.

Dietro di loro, un campo, io direi di Lavanda. Ed è proprio la pianta che io associo al Tre di Coppe. E' una pianta che ti fa sentire a casa. E che ti riporta all'infanzia: gli armadi delle nonne, con i loro sacchettini profumati di lavanda. E l'amicizia spesso è proprio questo. Essere a casa, ed intrecciare il passato con il presente.

Quando arrivo a casa delle mie amiche, so sempre dove appoggiare la mia borsa. So dove sono le tazze per prendere il tè, e che le prossime ore passeranno tra chiacchiere, sogni e speranze.
Mi sento in pace e rilassata: come la lavanda, che porta via la negatività e rilassa, un pomeriggio con un'amica può avere lo stesso effetto.

Armonia, nuove creazioni, amicizia, momenti rilassati: ecco per me il Tre di Coppe.

Mi aspetta un bel week-end, sembrerebbe!


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venerdì, maggio 15, 2015

Cose non a caso


Star of Behetlem nel mio giardino. Un fiore così piccolo e una potenza così grande


ranuncoli come fuochi d'artificio


Hero che prende il sole davanti alla legnaia


la mia aiuola tonda!


Sono presissima. Passo ogni minuto libero in compagnia del mio quaderno rosso, dove appunto frasi, idee, slogan e parole ispiranti. Ci ho messo due giorni per scrivere bene tre righe (giuro, tre righe in croce), ma che dovessero esprimere al meglio quello che faccio, quello che voglio fare.

Mi sono trovata a lavorare con donne creative e piene di energia, una delle quali conosco da tempo, e a cui voglio bene. Forza Kadjia, splendi di luce propria! Siamo in un team fighissimo, dedicato a lei, la regina del pop, la grandissima Louise Veronica Ciccone.

Tutto questo grazie a Gioia Gottini, ed al suo spumeggiante corso sul Personal Branding. Ho iniziato da meno di un settimana e sono già entusiasta: colma di divinità, come vorrebbe l'etimologia di questa parola.

Che cosa farò? Per ora non voglio anticipare troppo, ma sappiate che vi aiuterò a contattare la vostra anima Selvatica. Come la Jeanne di Chocolat, indovinerò qual è il vostro fiore, la vostra pianta. E molto di più!

Chi mi accompagna in questo nuovo percorso è lei, la super mamma leggera come una farfalla, dal lavandino sempre scintillante: la mia hacker preferita, la mia fatina della programmazione, la mia amica e sorella Silvia. Senza di lei non avrei manco un dominio, ma che dico...non saperi nemmeno che cosa sia, effettivamente, un dominio.  Lei si occupa dei miei effetti speciali on line, della costruzione di quello che sarà il mio sito, e di fornirmi idee e spunti indispensabili.Grazie!

Insieme a tutto questo, CasaEdera si sta allargando. E quindi abbiamo muratori, elettricisti, idraulici, muri spaccati, polvere ovunque, cani disorientati ma felici d avere un sacco di terreno nel quale correre e mangiare l'erbetta. Il nostro tavolo di legno resiste, come una zattera nel mare in tempesta, ancorato al muro. E sul tavolo ceniamo improvvisando (anche la cucina non c'è più, per ora), scriviamo, sognamo. Io con il mio quaderno rosso e pennarello nero, cancello più frasi di quelle che tengo. Ma alla fine trovo quelle giuste.

Nel mentre, sono riuscita a trapiantare le prime piantine nell'orto. Ho deciso, anche seguendo le sagge parole che mi sono state donate tempo fa, di non fare le aiuole tutte quadrate. Ne ho fatte una tonda e una a forma di luna crescente. E ho seminato fiori, fiori belli, colorati e inutili: tagete e cosmos, i fiori del Cielo.

Immersa in tutti questi cambiamenti, nonostante le arrabbiature e gli stress e il lavoro in negozio che a volte è molto pesante (anche se quando individuo il fiore di Bach giusto per quella persona mi sento al settimo cielo, specie quando tornano e mi dicono che si sono sentiti molto meglio) sto benissimo.
E l'Universo ci ha pure inviato una cucina economica a legna, usata dalla signora che viveva poco sotto casa nostra, la cugina di mia nonna. Una signora splendida, che ricordo sempre allegra. Negli ultimi anni la malattia l'aveva provata, e se n'è andata pochi giorni fa.
Me la ricordo, a rimestare grandi pentoloni di conserva sopra a quella cucina. Il primo profumo di pomodoro e basilico l'ho sentito da lei, da piccola, con mia nonna. Davo una mano a tagliare i pomodori, e mangiavo le foglioline di basilico, lo sentivo sciogliersi sulla lingua e pizzicare nella gola.
Grazie, Loretta. Avrò cura di quella cucina, sarà il focolare della mia casa.

Con la scala appoggiata al muro dove c'era la mia cucina, una nuova finestra su un giardino pieno di cardi, consolida e menta acquatica, ranuncoli e tarassaco, campanule e lampascioni, ringrazio la Dea perchè non appena mi sono ricordata di Lei, è arrivata.

Non se n'era mai andata, in fondo. Era qui, nel mio cuore.


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mercoledì, maggio 06, 2015

Essere Terra


Per il giorno di Beltane siamo stati a Saturnia: anche qui mi sono fatta cullare dalle acque della Madre. Al mattino, questi splendidi fiori ci hanno dato il buongiorno.
 Ortica! Le prime raccolte...il mio posto segreto dove raccolgo questa piantina, e il mio fido cestino. Ci abbiamo fatto un risotto buonissimo.
 Oleolito di lillà in preparazione! Servirà anche per i dolori articolari, per le piccoli infiammazioni. Che pianta dolce che è il Lillà. Mi parla di infanzia, di caramelle, di un amore gentile. E mia mamma la piantò proprio accanto alla porta di casa, perchè ci proteggesse anche se lei non ci fosse stata.

Il nostro mandala di fiori durante la celebrazione di Beltane alla nostra Associazione Culturale



Voglio sdraiarmi sulla terra e stare lì, a sentire. Osservare le nuvole e i piccoli movimenti degli insetti. Farmi accarezzare dal Sole, con i suoi raggi generosi.
Voglio essere morbida e malleabile, e sempre me stessa, come fa la terra.
Una ragazza dagli occhi azzurri, molto saggia, mi ha detto che la terra che sta in un pugno della mano è la terra di tutta la terra, dei pianeti e delle stelle. E quando la lasci cadere in terra, questa si perde negli altri mille granelli, cambia posizione e forma, ma rimane sempre lei, lei stessa, la terra.

Ho partecipato ad un meraviglioso Cerchio di Donne, per questa Luna Piena. In un posticino magico, nel ventre della Dea, una stanza colma di fiori, petali, candele, cuscini e donne.
Eravamo tutte strette, vicine. E la nostra Moon Mother ci ha guidate verso il nostro albero, e abbiamo condiviso il nostro potere, la nostra benedizione, la benedizione di tutte le donne.

In questi giorni mi sono riconnessa con una parte di me che avevo molto trascurato negli ultimi tempi. E devo dire che è vero: quando chiami la Dea, lei arriva. Perchè è dentro di te.
Gli incontri fatti in questi ultimi giorni non sono casuali. E porteranno buoni frutti.

Per adesso, ho il proposito di vivere un estate favolosa. Pensare a cose inutili, non essere produttiva, piantare fiori in mezzo alle piantine dell'orto, prendermi cura delle rose.

La nostra realtà è come decidiamo di vederla. Possiamo negare i simboli, le coincidenze, la magia, e tenere tutto questo fuori dalla porta. Oppure, possiamo accettare che la vita è magia, che la magia è vita. Possiamo ricordarci di essere creative, possiamo mangiare la frutta sotto al sole sporcandoci le braccia come quando eravamo bambine, possiamo parlare con le piante e ascoltare cosa ci rispondono. Possiamo ricordarci di conoscere un alfabeto che non è fatto di lettere, ma di immagini. Possiamo credere nei sogni e possiamo realizzarli.

Io ho deciso di aprire la porta, di nuovo, e sono stata subito sorpresa per la quantità di incontri che ho fatto, e di nuove consapevolezze.


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martedì, aprile 07, 2015

Essere pronti, è tutto.










A me, lo sapete, piace essere onesta. E anche trattare argomenti che la maggior parte delle persone non trattano apertamente: perchè troppo intimi, o troppo delicati. Credo che condividere certi pensieri e certe sensazioni sia utile: sia per me, che riesco, scrivendone, a focalizzarli meglio; sia, spero, per qualcuno che mi legga e si rispecchi in quello che scrivo. 

Dicevo: a me piace essere onesta. E, a dirla tutta, mi sono davvero stancata. 
Mi sono stancata dell'eterna altalena umorale mensile: pre-ovulazione e ovulazione ricca di speranze, positiva, vedrai questo è il mese giusto; pre-mestruazione e mestruazione a poco a poco sempre più disillusa, aumenta il tempo passato su internet a scovare fantasintomi, e poi, inevitabile, la delusione.

Arriva il ciclo, e si, mi sento potente e Sciamana e connessa con il ciclo Lunare, ma sono anche di pessimo umore. 

In quasi due anni di Ricerca ho sofferto, ho pianto, ho atteso invano; sono rimasta incinta, ho avuto paura, il mio mondo si è trasformato; ho perso il mio bambino; mi sono faticosamente rialzata e sono passata attraverso vaccini, esami, pillola anticoncezionale; adesso non posso e non voglio ricominciare tutto da capo, soffrire come ho già sofferto all'inizio di questa ricerca.

Sono stanca. Sono stanca e sfinita. E, ve lo dico proprio di cuore, ho voglia di mollare.

Ah! Che liberazione! Mollo il desiderio. Mollo l'aspettativa. Mollo il pensiero dell'ovulazione, la fertilità, il sentirmi pronta ad essere madre.

Prendo una lunga vacanza da me stessa: dalla parte di me che si ossessiona, che pensa continuamente, che calcola e controlla. Relax and have a drink: non ne posso più di quella Me.

Capisco Frida Khalo e le sue due Frida: anche io ho una parte di Me fragile, spezzata, che si perde in un bicchiere d'acqua, che vuole controllare, che vuole decidere.
La Me che tira indietro, verso dinamiche conosciute e remote, verso qualcosa che non si risolve. 

Le cose vive non si controllano, al massimo si indirizzano, mi ha detto quel saggio uomo che ho la fortuna di avere accanto.
Che verità. Se vivessimo la nostra vita, tutta, come se fosse un incantesimo, non dovremmo soffermarci su alcuna cosa in maniera ossessiva.

Si dice che, una volta fatto un incanto, non ci si debba più pensare. Per permettere all'energia di andare dove la abbiamo indirizzata, senza influenzarla con le nostre stesse aspettative.

La vita andrebbe vissuta così: assaporandola, lasciandosi trasportare, senza troppo attaccamento Indirizzando i nostri desideri, ma poi lasciandoli lavorare da soli.
Voglio che l'energia vada dove vuole andare. Il mio desiderio è diventato una catena, che mi logora e mi lacera.
Basta!

Non lo voglio più. Disconosco tutto l'attaccamento che ho avuto per questo desiderio. Abbandono gli stick ovulatori, il termometro ed il controllo del muco. Ben vengano i sogni, i massaggi al mio ventre con i miei unguenti magici, le corone di fiori intrecciate sotto il sole.

Addio calendario! Addio conto dei giorni fertili e infertili, delle ore di sopravvivenza degli spermatozoi e del chissà se questo è muco ovulatorio.
Ben arrivata fede nella casualità, connessione con l'Universo, ascolto dei segnali.

Benvenuto pensiero laterale, compagno fedele del mio gioco preferito: i rebus, che sono immagini e simboli scomposti che in un attimo di illuminazione assumono il loro reale significato.

Ah, si! Benvenuti pomeriggi passati a progettare, scrivere, fotografare! A raccogliere erbe e fiori, ed a sciogliere olii profumati per farne creme e unguenti. Addio ore di ricerca su Google, digitando seno gonfio e morbido 12 po oppure muco trasparente oppure no sintomo gravidanza! Addio tempo perduto in paranoie polverose, minuti sgocciolati via insieme alle lacrime, corde strette da deduzioni logiche, dalle quali è impossibile uscire.

Basta.
Io mollo.
Faccio un viaggio lontano da me stessa, lascio spazio. 

Forse sono fuori dai giochi: chi voleva un figlio lo ha, almeno intorno a me. Amiche che hanno iniziato con me la Ricerca, adesso hanno bimbi meravigliosi di un anno o più; c'è già chi ne ha due; chi manda i figli all'asilo.
Io sono qui e finora sono stata qui a calcolare, a desiderare, a struggermi.

Sai cosa? Che mi sono davvero stancata.
Proverò a volgere lo sguardo altrove: fuori di me, nel mondo, nelle piccole cose che amo tanto.

Voglio abbandonare questo desiderio ma non chiudere la porta alla Possibilità.

Ehi, Universo: voglio diventare mamma. Voglio avere la pancia rotonda e incinta, vivere una gravidanza serena e un bel parto. Voglio un figlio sano, bello ed intelligente. Io e Andrea siamo pronti.

Come dice Shakesperare, per bocca di Amleto: essere pronti è tutto.

E ora capisco il senso: basta essere pronti. Basta quello.

Universo, io te l'ho detto. Adesso tocca a te.
Non dedicherò PIU' un solo secondo della mia esistenza e del mio tempo a questo pensiero.
Non appena la mia mente vagherà in quella zona, io la distrarrò con una foto, con una paseggiata in Primavera; impasterò il pane e raccoglierò le ortiche per la cena; farò l'amore con il mio uomo, e metterò nuove piantine nell'orto. Scriverò per i miei progetti, imparerò a mescolare le erbe per farne incensi e disegnerò scialli con il mio uncinetto.




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martedì, febbraio 10, 2015

Cura di Sè







Fuori tutto è silenzio. La neve ha ricoperto, un'altra volta, tetti, alberi, strade, camini. Sento solo il ticchettio dell'orologio, la stufa che scoppietta, la teiera che sobbolle.

Domenica si è chiuso un ciclo. Lungo, intenso. Doloroso, ma non nella maniera che ci aspettavamo. Abbiamo cercato di vivere giorno dopo giorno, ricercando un equilibrio. Sono arrivate cose nuove, altre (amate) se ne sono andate. Eppure siamo arrivati fino a qui. Fino ad ora.

Così vicina alla data che doveva essere quella del mio parto, io ho finito l'ultima scatola di pillola. Le avevo prese perchè, dopo l'aborto e con il vaccino contro la rosolia, non potevo rischiare di rimanere incinta.
Ma ecco, i sei mesi che ad agosto mi sembravano lunghissimi, interminabili, si sono sciolti. Piano piano, come sta facendo la neve al sole di stamattina. Gocciolando via, preoccupazioni, ansie, e anche piccole gioie.

Piccoli momenti incantati, dove rinnovo il mio amore per Andrea, il mio re delle Fate, il padre dei miei figli. Oppure, quando come domenica andiamo a fare un giretto in un paese vicino, e trovo l'ultimo libro di Stephen King, che non sapevo nemmeno fosse uscito. Sincronicità, momenti sospesi.

Il giorno di quella tragica ecografia, nel pomeriggio io e Andrea andammo alla Pieve Vecchia, a Prunetta. Un posto magico, una vecchia chiesa che conserva radici misteriose, pagane, potenti. Ci sedemmo lì vicino, stupiti, senza parole. Nel cielo volava un falco, sopra di noi. Volava altissimo, e io mi chiedevo come avrei fatto per tornare così forte, così piena di vita, io che avevo la morte dentro.

Domenica, il giorno in cui ho smesso la pillola, siamo tornati lì. Nella neve, nel silenzio. Purezza intorno a noi. E nel cielo, un falco. Forse lo stesso? Prima era appollaiato su un palo della luce, ci ha guardati un attimo, come per assicurarci che stessimo bene. Poi è volato ancora, nell'aria, con il suo grido roco e acuto, vibrante, nel cielo azzurro d'inverno.

Un ciclo si è chiuso. Da adesso, tutto può succedere.
Stamattina mi sono dedicata al mio altare. L'ho pulito, spolverato, cambiato la disposizione delle pietre. Rinnovato preghiere, desideri, pratiche. Acceso un incenso ed una candela. E ho messo neve fresca in un piccolo contenitore, perchè si sciolga piano piano e mi ricordi che tutto scorre, si trasforma, passa, diventa qualcos'altro.

Prego che il mio desiderio rimanga un desiderio e che non diventi aspettativa. Spero di vivere i prossimi mesi nella pienezza, e non nell'attesa sterile, deprimente. Come è già accaduto.

Che il mio desiderio diventi realtà in maniera spontanea, vitale, dolce. Come la neve che diventa acqua, e goccia, e vapore, e di nuovo pioggia e nutrimento per il seme.

Ho iniziato ad usare i meravigliosi Balsami che vi dicevo la volta scorsa: mi prendo cura di me. Non credo di averlo mai fatto, prima, con questa dedizione e serenità, con questa pace.

Voglio imparare a non disperdere, ad agire solo dove voglio che vada l'energia, ad incanalare la mia potenzialità. Restando aperta...quella è la cosa più importante.


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martedì, gennaio 20, 2015

L'Abete mi accompagna



Cammino al mattino, e mi imbatto in fresche gemme di Abete. Profumatissime, ne prendo una tra le dita e sfrego, e il profumo balsamico di questo meraviglioso albero mi accompagna lungo il bosco.
Verrò a raccogliere le gemme, e ne farò sicuramente unguenti magici, per il raffreddore e per riconnettersi all'energia saggia e cosmica di questo Albero.
Mi metterò in ascolto, per sentire che cosa ha da raccontarmi. Dove può guarire, che cosa proteggere.

Mi sto riappropriando del mio tempo: tempo libero, al di fuori del lavoro. Ridimensiono tutt le cose, e sistemo le giuste priorità. Resto aperta e ricettiva.


Gemme di Abete vicino casa

Questa nuova me, risorta dalle ceneri dell'anno passato, dall'esperienza dell'aborto, mi stupisce. E' più tranquilla, dà tempo al tempo. Allo stesso tempo è molto, molto anticonformista.
Mi sta venendo fuori una vena ribelle che pensavo di aver dimenticato, relegata ormai negli anni della prima giovinezza.

Ma ehi, sono ancora assai giovane. E mi sono ripresa i colori, la fantasia, le fate tra le foglie degli alberi.
Non ho bisogno di forzare la mia creatività, perchè se ne esce da sola, libera.



Nelle piccole e nelle grandi cose: nei progetti per il futuro, in questo senso di maternità spontaneo, non forzato e non desiderato, ma semplicemente accettato; nei nuovi punti che imparo ad uncinetto, e nel nuovo testo che andremo a mettere su con la mia compagnia; nelle passeggiate respirando aria pulita, e nel mio lavoro.

A proposito di questo, e delle lezioni che tengo alle ragazze sui cosmetici...ecco una ricettina provata, sperimentata ed approvata:

Panetto detergente all'argilla e mandorle (fonte: Questo lo faccio io! di Francesca Nicoletti)



50 grammi di argilla bianca
30 grammi di farina di mandorle
oleolito di Calendula q.b.

Mescolate in un contenitore le polveri, aggiungendo oleolito fino a formare una palla bella solida.
Conservate in un barattolino, e utilizzatelo per detergere la pelle del viso una volta alla settimana.

Staccate un pezzettino del composto, ammorbiditelo con acqua tiepida e passatelo sul viso.

P.S. : Bimbe, se mi leggete...domani facciamo questo ed il sapone! ;)

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martedì, ottobre 14, 2014

Quasi un mese


E' passato quasi un mese. Eppure a volte il tempo mi sembra che scorra lento, altre volte velocissimo. Se mi chiedono quanto tempo fa è successo, mi trovo a rispondere "un mese". E invece, da quel 18 Agosto sono passati due mesi, di già.
E che il tempo possa continuare a scorrere veloce, veloce, per arrivare finalmente a Febbraio, mese nel quale potrei, se volessi, riprovare una gravidanza.
Voglio lasciare tutto nella sfera della possibilità. Voglio godermi quel potrei, lasciare il verbo potere e non sostituirlo con volere, nè con dovere.

Potrei. E magari non sarà il momento giusto. Anzi, forse avrò desiderio di attendere. Ancora qualche tempo. Non sento più il pungolo della maternità, della maternità desiderata a tutti i costi. Voglio restare nella possibilità, abitarla, come scriveva Emily Dickinson.

Quella poesia mi piaceva così tanto, da piccola. Solo ora comprendo il suo vero significato.




Ci sono momenti ancora difficili da attraversare. Quello che è accaduto ha lasciato profonde ferite, che forse solo il tempo, e la vita, nuova vita, potranno medicare. Allo stesso tempo, ci sono tante cose per cui essere felice ed essere grata.

*un pranzo passato con care amiche, terminato con la raccolta delle mele che vedete qui in foto, piccole e profumatissime.
*il mio nuovo lavoro, tornare al pubblico, alle erbe, ai consigli fitoterapici. Ed anche in negozio, a ripensare agli ordini, all'assortimento, al Natale che sta arrivando...
*il mio amore, magico come solo lui sa essere, che raccoglie castagne a forma di cuore e la sera, quando esco tardi, mi prepara cenette meravigliose
*le bacche di Rosa Canina che vedo dalla finestra del mio studio, rosse, lisce e tonde. Simbolo di vita, di energia, dolce difesa per i malanni di stagione
*il progetto di andare per boschi a raccogliere castagne, non appena il tempo si rimette, e insieme a quelle raccogliere le foglie rosse e oro dell'autunno
*la mia compagnia teatrale e lo spettacolo che debutterà a breve, vedere che il tutto prende una forma, una bella forma, e che i miei ragazzi sono davvero, davvero bravi
*tutte le mie nipotine e nipotini adorati, che mi riempiono il cuore quando li vedo

Il tempo che passo con le figlie ed i figli delle mie amiche è un tempo bellissimo; vedo in questi piccini tutto l'amore che c'è, e come le mie amiche sono pezzettini di me, i loro figli sono parte del mio cuore.



"Io abito la possibilità, una casa più bella della prosa
Con tante finestre in più e porte migliori
Ha stanze come cedri dove lo sguardo non può penetrare
E per tetto sterminato
La volta del cielo
La frequenta la gente più amabile
Così vi passo il tempo
Spalanco le mie piccole mani
Per colmarle di paradiso.“

E. Dickinson



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venerdì, settembre 19, 2014

Ricominciare dallo stare


Come stai? Mi sento chiedere spesso, da amiche, parenti, dalle persone che mi vogliono bene. Come sto? Meglio di un mese fa, certamente. Oggi, un mese fa, ero all'ospedale. Accadeva quello che mai avrei voluto accadesse.
E' passato un mese, ma a me sembra sia passato un anno, un secolo. Ho ancor un senso di irrealtà che i pervade, quando penso ma davvero ero incinta? Davvero?
Mi sembra assurdo, a volte. Eppure, nonostante lo sconforto, lo scoramento, la rabbia...sto meglio.
Addirittura, oserei dire, sto meglio di prima, prima di rimanere incinta.

Non so che cosa sia di preciso: forse la certezza di poter avere figli, oppure il senso di completezza, di tranquillità, che finalmente ho raggiunto per quello che concerne il discorso gravidanza.

Per la prima volta nella mia vita, mi sento donna. Mi sento completa. Mi sento potente, inteso nel senso letterale, ricca di possibilità. Non ho più quell'ansia che mi divorava, prima.
So che posso. E che accadrà al momento giusto.
Non voglio forzare questo momento. Voglio avere tutto il tempo, prendermi tutto il tempo possibile.  Darmi tempo, dare tempo alle cose. Anche se sarà un tempo più lungo, va bene. Va bene così.

Per adesso, concentro le mie energie sullo Stare. Vivere il momento presente. Quanto è difficile, per me! Da brava figlia di Urano, penso sempre al futuro. Pontifico, mi organizzo, cerco di controllare tutto. Senza godermi mai, MAI, il momento presente.
Voglio spostare tutta la mia attenzione e concentrazione solo sul momento presente.
Godermi le piccole cose, e anche quelle grandi.

Questo mese mi ha portato anche un lavoro. Ricomincerò a mescolare tisane, consigliare erbe buone, far sperimentare cosmetici naturali. Da martedì tornerò in erboristeria. E' un periodo di prova, spero poi che la cosa vada avanti. Sono davvero, davvero contenta. Dopo questo periodo difficile, un pochino di stabilità economica mi serviva: e cosa ci può essere di meglio, se non tornare in erboristeria!

Devo dire che il lavoro è arrivato dopo una grande concentrazione di energia proprio sulla ricerca di questo; e oltre all'erboristeria, ho le mie alunne estetiste, alle quali insegno Cosmetologia applicata. Ho fatto una sola lezione con loro, per adesso, ma sono già innamorata di questo lavoro.

Ho ripreso in mano il mio uncinetto, che avevo abbandonato da mesi. Non so, durante la gravidanza ero stanca, stanchissima, e anche solo prendere in mano l'uncinetto mi sembrava un'impresa impossibile.
Sono ripartita da un cappello lasciato a metà, un cappello blu e verdolino, per mia sorella.
Madda, te lo ricordi che me lo avevi chiesto mesi e mesi fa? Ecco, è quasi finito!

E finalmente, proprio oggi pomeriggio, ho rinfrescato la Pasta Madre. Da domani si ricomincia a fare il pane. Anche quella, in questi ultimi mesi, con tutto quello che è accaduto, era morta.
Grazie alla mia Silvia, adesso ho di nuovo una pasta madre. Pasta Madre di una sorella, quindi potente e magica. Buona.

Si va avanti quindi, piano piano, ma con forza. Come il pane quando lievita. :)


“Growth is not a steady, forward, upward progression. It is indeed a switchback trail: three steps forward, two back, one around the bushes, and a few simply standing, before another forward leap.”

La crescita non è un percorso lineare, costante, sempre in avanti. Infatti è come un sentiero a tornanti: tre passi avanti, due indietro, uno intorno ai cespugli, e per alcuni passi semplicemente stare fermi, prima del salto in avanti

-Dorothy Corkille Briggs


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mercoledì, marzo 05, 2014

Giudizio e Vocazione





Ultimamente, quando interrogo i miei adorati tarocchi, spesso mi trovo davanti questo Arcano. E anche le mie amiche, che ogni tanto mi leggono le carte, trovano questo Arcano per me. Anche senza saperlo, tirano su le stesse carte, da un certo periodo in qua.
Il Giudizio, l'Asso di Coppe, il Matto.
L'Imperatrice.

Ci leggo buoni presagi, certo. Ma è su questa carta, sul Giudizio, che stamattina è volata la mia riflessione.
Ho alzato su tre carte molto significative per me: il Diavolo, il Giudizio, L'Imperatrice.
Per coronare i miei desideri, devo abbandonare le catene dell'ossessione, fidarmi dell'intuito, seguire la mia vocazione.

La carta del Giudizio esprime sia una rinascita che un rinnovamento (ma anche una vera e propria nascita); allo stesso tempo la Lamina consiglia di dedicarsi alla propria vocazione. Se quello che desideriamo ardentemente non è ancora accaduto, significa che non è il tempo giusto. E che dobbiamo seguire la nostra vocazione, questo è il tempo dell'ispirazione, della concretizzazione del percorso evolutivo.

Seguire la nostra vocazione. 
Io ho sempre saputo che strada seguire. Prima, dritta davanti a me, la strada del Teatro. Sapevo che mi avrebbero preso alla Scuola, ero molto determinata e sicura al 100%. Sapevo di essere portata a quello, a stare sul palcoscenico.
Mentre adesso, dopo tanti anni, mi trovo meglio in questa nuova esperienza di piccola regia che sto portando avanti con un gruppo di giovani attori. Non per questo rinnego il mio lavoro di attrice, ma sento che quella non era la mia vocazione principale.

Pensavo di averla trovata quando ho deciso che avrei studiato Erboristeria. Mi sono iscritta all'università che ero già grande, avevo 24 anni, sotto lo sguardo incredulo degli amici che mi sconsigliavano, visto che era una facoltà scientifica, che con gli studi del Liceo Classico come sare riuscita a sostenere tutti quegli esami...e invece, convinta e determinata, ci sono riuscita, nei giusti tempi.
L'esperienza con il mio negozio, la vita da erborista-commessa comunque non mi esaltava. Anche se mi manca molto quel negozietto profumato, ed i barattoloni carichi di erbe. Ma, come dire, quella non era la mia profonda vocazione.

Eppure le erbe sono un mio grandissimo amore, un rifugio, un luogo sereno dove trovo pace e dove mi sento accolta.

Mi ritrovo adesso, a 35 anni, che mi sembrano così tanti, senza sapere bene quale sia la mia vera vocazione.
Amo il lavoro che faccio, e sono fortunata perchè faccio un lavoro che amo. Ma in questo lavoro non esprimo totalmente la mia vocazione profonda, anche se questo lavoro, marginalmente, mi permette di restare a contatto con il mondo herbano.

Per questo appare sempre quella Carta, che così bene mi pre-vede,  che mi suggerisce che ancora non ho trovato la mia vocazione. Forse per paura del Giudizio altrui, o del mio stesso giudizio? A volte mi sento troppo grande per iniziare qualcosa di nuovo, e allo stesso tempo troppo inesperta di fronte agli altri che già hanno intrapreso la giusta strada, la loro vera via.


Forse la nostra vera vocazione sta nascosta nelle cose che facciamo semplicemente.
Senza aspettative, ma con un fluire di energia creativa che va esattamente dove deve andare.

Per me questo accade quando scrivo, quando scatto foto, quando cucino, quando lavoro con filati e uncinetto.
E anche quando penso al mio orto, e quando lavoro la terra.
Fondamentalmente, accade quando faccio le cose con le mani. Ma non per lavoro, solo ed esclusivamente per piacere.

E che razza di vocazione è? Sento già la voce del mio Critico Interiore che mi dice :
"Mica ti vorrai mettere a scrivere a questa età?  E che cosa vorresti fare, sentiamo, un libro fotografico senza nemmeno una macchina fotografica semi-professionale? Cucinare, ahah! Ma da quando in qua è una vocazione, che vuoi, aprire un ristorante? "

Quindi, prima di tutto devo scavalcare queste insopportabili critiche mosse da me stessa.

Poi, chissà. Esplorare nell'inesplorato proprio perchè così immediato e semplice.

 Piccola nevicata vicino a casa

 Tramonto di fronte a CasaEdera

 Cremine adesso in viaggio per un profumatissimo baratto. Grazie Silvia!



La mia Quercia.

Ultima cosa, ma non meno importante: è finalmente tra le mie mani questo libro. Illuminante, essenziale per la mia crescita, ovunque mi porterà. Vi consiglio vivamente il suo sito, ed in special modo la storia intitolata Pirouettes, che è stata la ragione per la quale io ho comprato questo libro magico. 


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domenica, settembre 29, 2013

La mosca ed il vetro



Quando ci fissiamo su qualcosa, siamo come le mosche che continuano a sbattere sul vetro, senza accorgersi che la finestra è aperta, e che basterebbe semplicemente girare attorno all'ostacolo, individuare una nuova strada per uscire all'esterno. Ho la fortuna di essere sposata ad un uomo molto saggio, che mi paragonava appunto alla moschina che non vede via d'uscita dai suoi pensieri.

Accade che il tempo passa, e  che la nostra vera natura, a volte, venga nascosta, sommersa dall'idea che abbiamo di noi stessi, da quello che vorremmo essere. Accade che, talvolta, abbandoniamo i nostri sogni perchè non possiamo realizzarli appieno. Io ho fatto questo con il teatro: dopo aver studiato in una delle migliori Scuole di Teatro, nonostante io sia un'attrice professionista, ho nascosto in fondo al mio cuore questa mia essenza. Mi dicevo: o faccio l'attrice pienamente, oppure basta, smetto, tutto finito.

Mi sono dedicata a tutt'altro, in questi anni. Ho piegato la mia vena artistica e creativa verso altre arti: il disegno, il crochet, il sapone. Tutte cose che fanno parte di me, che amo fare, ma che non saranno mai come il teatro, come il calcare le scene, vivere il palcoscenico, il profumo delle assi di legno, i piedi che si accomodano nelle scarpe insolite del personaggio, il divertimento, quello vero, scelto, voluto, sudato, studiato, vissuto.

Il teatro è una malattia da cui non si guarisce. può stare silente, mesi, anni, ma ecco che torna fuori.
E' bastato un pomeriggio a Bologna, la mia città dell'anima. per capire tutto questo.

Posso essere un'attrice anche se fare l'attrice non sarò il mio mestieri principale. Posso ricominciare  a frequentare i teatri, vedere gli spettacoli, fare workshop, lavorare su di me, sulla voce e sul corpo.

Non si finisce mai di essere un'attrice. perchè lo si è, e punto. Non ci possiamo salvare, da quello che ci guarisce.

Ed ecco che comprendo che non posso diventare madre, forse, finchè non mi riconnetto con la mia primigenia fonte creativa. Che il teatro è ciò che mi salva e ciò che mi ri-anima. Sento che se mi concentro su questo tipo di Arte e di Ricerca, se mi diverto davvero, di nuovo, il dolore si cheta.
La spasmodica ricerca di una gravidanza scompare, perchè mi collego di nuovo con quella che sono, nel profondo.

Ho capito che quello che importa siamo noi, la nostra vera e splendente essenza, che può emergere solo attraverso la nostra espressione artistica.
Ho capito che le nostre inclinazioni vanno ascoltate e curate come fossero preziosi germogli, e che non è possibile forzare il talento verso ciò che non ci appartiene.

Tutto questo con una passeggiata in centro a Bologna, scoprendo tutti i nuovi negozietti e ritrovando i passi della me di dieci anni fa, sotto i portici di via San Felice.

Bologna non è mai lontana. Come la vita che vorremmo. Basta iniziare a sperimentarla, a viverla.

E io ho la fortuna di avere un'amica speciale, un'artista generosa che tiene un delizioso laboratorio a Pistoia, un corso di Tango per donne. Per ballare il tango da sole. Per ricominciare a lavorare su me stessa direi che è davvero la cosa perfetta.

In OrzoLuna quest'anno faremo anche un laboratorio di Teatro, la cui presentazione sarà il 10 di Ottobre, alle ore 21. Presto vi darò le info precise!

Ricomincio da qui. Ricomincio riprendendo quel cammino interrotto anni fa. Ricomincio dal Teatro, e da dove altrimenti, e come ho fatto a non capirlo finora.
Ciò che cura è ciò che abbiamo dentro.