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lunedì, giugno 20, 2016

Lo Spirito del Bosco








Non sarebbe bellissimo passare tre giorni immersi nei boschi, in un luogo magico, e magari dedicarsi allo studio delle Piante, degli Alberi, dei Tarocchi ed al raccontare Storie?

Io e Francesca vogliamo offrirti proprio questo: tre giorni di immersione totale in una dimensione magica, a Luglio, quando in città fa davvero caldo, mentre in montagna si respira l’aria fresca della sera, insieme alle lucciole ed ai Cervi.

In questa cornice lavorare con le piante, i tarocchi e le parole viene quasi spontaneo: noi vogliamo condividere con te un’esperienza unica, divertente e formativa, che attinga alla sensibilità individuale collegandola con quella universale, espressa dai simboli dei Tarocchi, dalle proprietà delle Piante e dal potere delle Parole.




PRIMO GIORNO:
arrivo al paese
cena al Circolo del paese, per conoscerci
sistemazione nel Rifugio (e chiacchiere serali!)

SECONDO GIORNO:

10.00 12.30
 passeggiata nel Prataccio e nell’Abetaia, con riconoscimento delle Piante e connessione con gli Alberi che incontreremo
13.00 
pranzo
15.00 17.00:
 passeggiata nel paese + castagneto del Volotto, dove incontreremo altre Piante da riconoscere e ascoltare.
17.30 19.30: 
Lavoro con i Tarocchi: intervista alla Pianta con i Tarocchi, individuazione della Carta e della Pianta della personalità, un’avventura fiabesca da creare con i tarocchi, relazione intuitiva con le carte e le loro immagini.
20.30 
cena al circolo.
22.30 
Attorno al Fuoco: evento di storytelling gratuito e aperto a tutti.

TERZO GIORNO:

Mattina libera per esplorazioni, letture.
13.00 
pranzo.
14.30 -19.00: 
laboratorio di scrittura poetica. Diario in poesia dell’esperienza e dell’incontro con lo spirito del bosco.



Noi ti aiutiamo ad entrare in contatto con l’energia delle Piante che incontrerai, e ad esplorare le sue qualità sottili; utilizzeremo i Tarocchi come strumento per l’esplorazione delle dimensioni sottili e simboliche che ci circondano, quindi va benissimo anche se non hai mai letto una Carta in vita tua! Ci saranno spazi di lavoro comune, in cui ci confronteremo e impareremo insieme.

Con la poesia poi scriveremo un diario personale sull’ esperienza nel bosco e dentro le immagini. Scriveremo delle piccole cose che abbiamo incontrato: una pianta, un rumore d’animale, una figura che dai tarocchi ci chiama e ci conduce su un sentiero inesplorato.
Leggeremo alcune poesie di autori noti e poi lavoreremo a testi nostri.

DOVE SIAMO?

Il nostro retreat sarà a Torri, nel comune di Sambuca Pistoiese: un paese in montagna, dove troverai fresco, alberi, animali del bosco e accoglienza! Siamo nel Rifugio la Cà di Torri, immerse nella natura.
I due pranzi (sabato e domenica) e la cena di sabato saranno al Circolo del paese: abbiamo pensato ad un’opzione vegetariana, e anche vegana-e sono inclusi nel prezzo.





LE DATE:

Iniziamo venerdì 22 Luglio, per finire domenica 24 Luglio. L’arrivo è previsto nel tardo pomeriggio.

QUANTO COSTA?

I tre giorni costano 200 euro, che comprendono:
  • -        Due pranzi (sabato e domenica)
  • -        Una cena (sabato sera)
  • -        Due notti al Rifugio la Cà di Torri
  • -        La passeggiata guidata, con il riconoscimento delle piante
  • -        Il laboratorio di Tarocchi ed Erbe
  • -        Il laboratorio di Scrittura e Storytelling
  • -        Tè e tisane sempre disponibili



Se hai altre domande, scrivi a cecilia.lattari@gmail.com o francymat@inwind.it


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lunedì, maggio 30, 2016

Calendula: una visione magica



La Calendula è una pianta che  mette allegria soltanto nel vederla: quando si affaccia dai cigli delle strade, oppure se spunta benvoluta nell'orto; sembra possedere una sua luce interna, magica, che mi attrae come una falena viene attratta dalla fiamma.

Domenica mattina una mia vicina di casa, amante come me delle piante e delle erbe, mi ha regalato un mazzo della sua Calendula: un dono tra donne, a sancire anche un affetto che viene dall'amore per il mondo vegetale. Per me quel mazzo di Calendule profumate di resina è stato come un mazzolino d'oro, di fiammelle gentili.


Molte volte ho raccolto e trasformato la Calendula; ma voglio condividere con te, in attesa del mio corso che inizierà l'8 di Giugno (la mail di preiscrizione arriva il 1 Giugno, ti sei iscritta alla mia newsletter?) anche il lavoro intuitivo che svolgo con le piante.

La prima cosa che faccio è connettermi con loro a livello fisico, utilizzando i cinque sensi: le guardo bene, accarezzo i petali, annuso il profumo-e annoto tutto quello che mi viene in mente compiendo questa esplorazione.

Poi, cerco di associare la pianta ad un elemento: osservo bene il colore, la forma dei petali e delle foglie, e penso a cosa serve la pianta stessa.
La Calendula è una pianta collegata al Sole, al Fuoco-e, in effetti, serve a calmare le irritazioni a spegnere le infiammazioni, agisce dove si ha un eccesso di Calore.
In parte è anche legata alla Luna, e ritrovo la sua segnatura lunare nei semi, che sono piccole falci di Luna, e nella sua azione sull'apparato genitale femminile, dove Calendula agisce lenendo il dolore mestruale, regolarizzando il ciclo, aiutando anche nella menopausa.

E' dunque un fuoco domestico, il fuoco del focolare, il fuoco interiore.


Una cosa che amo fare, quando ho tempo e modo, è una stesa di Tarocchi per conoscere meglio il messaggio della pianta. Di solito scelgo una pianta, fuori, e le chiedo di comunicarmi il suo messaggio: poi alzo una carta e la interpreto, seguendo la mia intuizione.

Per la Calendula, invece, ho utilizzato una stesa davvero ispirante che ha inventato Alexis: si chiama Wild Tongue Spread e ti mette in contatto con il messaggio sottile della pianta in questione.



Vediamola insieme, per conoscere meglio la nostra Calendula!

La prima carta è l'Otto di Coppe, che ci dice qualcosa sul profilo energetico della pianta. Calendula è dunque una pianta che ti aiuta quando qualcosa si rompe. Ti sostiene quando capisci che non puoi più proseguire per una strada sicura e conosciuta, ma che devi abbandonarla per qualcosa che non conosci ancora. Cura la malinconia che si accompagna a questa scelta, necessaria ma difficile. La sua luce ti accompagna lungo il percorso, verso qualcosa di sconosciuto, come una fiammella gentile che illumina i tuoi passi.

La seconda carta ci dice qualcosa sull'energia curativa della pianta: l'Asso di Pentacoli. Calendula ha una luce interna, che ti aiuta a far funzionare bene il tuo primo chackra, collegato all'energia vitale, terrena. In effetti Calendula aiuta, come dicevo prima, a riequilibrare l'apparato genitale femminile; i cicli della donna, quindi, e la sua connessione con la terra, con le radici. La Regina di Pentacoli è la Madre Terra, e l'Asso è il suo seme. E' il piccolo fuoco che ti connette alla Terra, feconda e fertile.

La terza carta ci dice che cosa rafforza la pianta, rivelato qui dalla Regina di Spade. Secondo me la relazione sta nella capacità che ha Calendula di riportare calma e logica nel pensiero, specialmente femminile: durante la sindrome premestruale Calendula combatte gli sbalzi di umore, e ti permette di vedere le cose con maggior lucidità, come fa la Regina di Spade. Inoltre, ti insegna ad essere libera, pienamente femminile, indipendente, anche attraverso la cura delle tue ferite. Calendula le sana, e ti permette di imparare da queste.


La quarta carta ci dice la tipologia di persona per la quale Calendula è più efficace: il Cinque di Bastoni. E' chiaro dunque che Calendula è indicata a chi ha un temperamento focoso, pronto al litigio o alla provocazione. A chi si arrabbia facilmente, a chi tende a disperdere il calore interno perchè troppo aggressivo o impaziente. La assocerei anche al fiore di Bach Impatiens, che individua l'emozione di chi non sa aspettare i giusti tempi, e quindi preferisce fare da solo, perchè crede di fare meglio. Calendula insegna, come il Cinque di Bastoni, che l'unione fa la forza, e che la dispersione raramente produce un risultato positivo.

Infine,  l'ultima carta è il messaggio che la pianta ha per me: il Dieci di Bastoni. Posso usare Calendula quando mi sento sovraccarica, oppressa, quando ho troppa carne al fuoco e non so come gestire le mie priorità. Calendula mi permette di staccare (anche solo perchè amo raccoglierla!) e di centrare il mio calore internamente, per gestire al meglio le cose che devo fare.


Dopo aver contattato la pianta su di un piano sottile, mi metto a trasformarla: nel caso della Calendula ho preparato l'Oleolito in olio di Girasole.

Ci sono molte teorie e diversi modalità di preparazione dell' oleolito, ma io in linea di massima preferisco sempre farlo da pianta fresca e con il metodo dell'estrazione solare.



Utilizzerò poi l'Oleolito per preparare creme, balsami e olii massaggio-per mantenere vivo il calore della Primavera anche durane le stagioni più fredde.

E tu? Come entri in contatto con le piante che ami? Scrivilo nei commenti!

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lunedì, maggio 16, 2016

Rifare da capo




Sono stata invitata all'iniziativa (bella) dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese: porta i tuoi saponi e tutti i tuoi prodotti realizzati con le piante dei nostri monti! Io ho detto di si, specificando che il sapone ormai lo faccio solo nei miei laboratori, per insegnare agli altri come si fa.

Eppure, ne avrei dovuto produrre un bel pò per la mostra. Ho rimandato molto il momento di iniziare: quando riprendi il filo, tutto quello che facevi in automatico non lo ricordi più. Allora, vediamo: comprare l'olio-riprendere i pentoloni-raccogliere fiori-scegliere le essenze; in questi ultimi giorni la serie di azioni che portano al sapone fatto e finito mi sembravano davvero difficili, lunghe e faticose.


Ho fatto una cosa al giorno: lunedì ho comprato l'olio, martedì ho raccolto i fiori di Trifoglio che volevo inserire nella ricetta, mercoledì ho ripreso gli stampi, e così via, fino a stamattina.

Ho messo tutto sul tavolo da lavoro, e sono andata a ripescare la bilancia, il pesatore per la Soda, il cucchiaio di legno che uso solo per la pasta di sapone (anche se non si dovrebbe, lo so: ma ci sono affezionata e tiene bene il tempo). Ho avuto un attimo di panico, perchè non mi ricordavo più le dosi a memoria! Come era possibile? Io, che facevo sapone ogni giorno, non ricordavo più quanta acqua, quanta soda, come fare. Ho ripreso il mio quaderno delle ricette, e piano piano sono partita dall'inizio.
Ho riletto vecchie ricette, sorriso per progetti che poi non sono nati e riscoperto mix davvero azzeccati. Ho pesato gli ingredienti. Ho preparato tutto. 
E finalmente ho iniziato.

Lì mi sono accorta che non avevo mai smesso, in realtà: le mani sono andate per conto loro, i movimenti puliti, senza fare disastri o distrazioni ho rifatto il mio primo mezzo chilo di sapone: Rosa, Lavanda, Geranio, bocci di Rosa. Ma era così semplice? Oppure, le cose che ci appassionano non si dimenticano mai davvero?


La mattina è passata facendo sapone, come ai vecchi tempi. Ne ho fatto di tre tipi, adesso aspetto che si asciughi per tirarlo fuori dagli stampi e ricominciare, domattina. 

Mi sono trovata a pensare quanto le nostre radici siano importanti. Radici che possono affondare non solo nella tradizione, o nel nostro passato remoto, ma anche nei nostri talenti, nelle nostre capacità.
Lei è proprio portata a fare questo: te lo sei mai sentito dire?
E quanto hai seguito la tua indole, il tuo saper fare quella cosa, o invece come l'hai abbandonata, e perchè?
E, infine: hai il coraggio di riprenderla in mano, di dipanare il filo di terra, radici e linfa vitale che ti collega alla tua capacità?


Tutto questo mi ha suggerito una nuova idea da inserire sul mio sito:mescolerò nel mio pentolone Fiaba, Tarocchi, Sapone. Ci stiamo già lavorando (mi aiuta una fatina speciale, per adesso top secret) e sono sicura che ti piacerà molto.

Se vuoi, raccontami nei commenti di quando anche tu hai ricominciato da capo: sarai di ispirazione per tutte noi!





martedì, aprile 26, 2016

La mia storia (d'amore) con Erbe e Tarocchi



Sto seguendo un percorso molto ispirante, creato da Gioia, per re-innamorarsi del proprio business. Ispira già dal titolo: si chiama #lunadimielebiz (se non sei ancora iscritta, fallo subito!)e prevede una piccola lettera d'amore al giorno, con compiti davvero utili.
Uno di questi era dedicato allo scrivere un post, sul come ti sei innamorata di ciò che fai: perchè faccio l'erborista/alchimista? Come sono arrivata fino a qui, e quando è scattata la scintilla?




Devo tornare molto indietro, per quanto mi riguarda. Torno ad un pomeriggio di primavera, ero dalla mia nonna ed a trovarla c'era suo fratello, lo zio Sveno. Me lo ricordo come un signore gentile, alto e magro, con un bellissimo sorriso. Lo zio Sveno mi leggeva sempre una pagina del mio inseparabile Diario delle Giovani Marmotte: c'era un orologio, disegnato come un cerchio, ed al posto delle ore erano disegnati dei fiori: ad ogni ora il suo fiore, a seconda del periodo del giorno in cui sbocciava.

Il mio preferito era la Bella di Notte: chiedevo sempre allo zio di raccontarmi la storia di quel fiore misterioso, che si apriva a mezzanotte.

Il mio amore, viscerale, per le piante è nato lì, a casa di mia nonna, che era una grande giardiniera. Parlava con le sue rose, e aveva sempre fiori colorati sui davanzali. Con lei ho imparato a mettere i semini nella terra, e a mangiare il richiccolo, la resina dolce degli albicocchi che aveva in giardino.

La mia nonna materna, che è morta a Novembre di questo anno: qualche giorno prima che morisse l'ho sognata. Mi ha guardata, e mi ha detto una sola cosa, prima di andare: prenditi cura delle Piante.





So che prendermi cura delle persone attraverso le piante, e stabilire un rapporto speciale con esse, fa parte della mia missione: ho sempre sentito un legame speciale con il mondo vegetale, un legame che mi ha spinta a trasferirmi dalla mia amata Bologna qui sui monti, per vivere immersa nel grembo di Madre Natura.

Il richiamo, fortissimo, delle piante e della cura attraverso queste io l'ho sentito netto un pomeriggio, d'estate stavolta, in macchina con la mia amica Francesca: tornavamo da alcune prove in teatro, e io le dissi "Fra, mi sa che io mollo tutto e mi iscrivo a Tecniche Erboristiche"..

Così è iniziato il mio percorso universitario, dove ho conosciuto le piante sotto un altro aspetto:quello medico, scientifico, che si integra perfettamente con la mia visione analogica della natura.

Da figlia di medici, credo (come Rosemary Gladstar) che erboristeria e medicina siano migliori quando si completano a vicenda, quando riescono a lavorare insieme, senza escludersi, ma potenziandosi.



E le Carte? Anche qui, devo l'amore per i simboli magici delle carte a mio nonno. Grande mente logica, amava molto fare i solitari: da piccola ne sapevo già una decina, e mi divertivo con il nonno a scoprire le carte, ad indovinare che carta potesse esserci sotto, a fare somme, sottrazioni, ed a dare vita e parola alle figure delle carte. La Regina di Cuori, il Re di Picche, i Cavalieri con gli occhi azzurri, erano tutti personaggi fantastici, compagni di storie che mi raccontavo.

E quelle storie ho iniziato, da ragazzina, a raccontarle agli altri: attraverso un metodo che mi ero inventata da sola, leggevo le carte da gioco, intrecciandole agli amori estivi, alle merende con gli estatè, alle arrampicate sugli alberi.

Poi, sono venuta a contatto con i Tarocchi. E li ho studiati, disegnati, letti e riletti: mi sono appassionata, poi li ho mollati per anni, mentre ero attrice e portavo in scena gli archetipi dei Tarocchi stessi, senza rendermene conto.
Fino a riprendere i mazzi in mano, prima per fare le carte alle amiche, poi per usarli come strumento di consapevolezza del Sè.

Ho mescolato tutto, scienza ed intuizione, e anche grazie al corso fatto con Gioia Gottini sono riuscita a definire bene cosa voglio fare, come posso aiutarti, e come vivere la mia storia d'amore ogni giorno, al cento per cento.

Ogni volta che mescolo un mazzo di carte, e accendo un incenso, e ascolto la voce di una pianta, lo faccio sperando di ispirare e aiutare chi mi richiede una consulenza: è un grande onore, poter aiutare le persone, e riuscirci è la migliore dichiarazione d'amore che possa ricevere.


Quindi, grazie: perchè se la mia storia d'amore con il mio biz funziona così bene, è anche merito tuo.


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venerdì, aprile 01, 2016

Guardo le cose da vicino



Sono molto miope, chi mi conosce bene lo sa. Se incontro qualcuno per la strada, raramente lo saluto, meritandomi così l'attributo di  snob. E invece, ehi ragazzi, io non vi vedo! A meno che non vi sbracciate, facendo segni ampi e ben riconoscibili: in quel caso vi saluto. Ma può anche capitare che, una volta vicini, io non vi riconosca. Non sono affatto fisionomista: una cosa davvero imbarazzante. Più di una volta ho sbagliato nome, faccia, ricordo.
Ho sempre dato la colpa di tutto questo alla mia attitudine da miope: noi vediamo bene le cose da vicino.
Un miope da lontano vede solo nebbia: se poi sei miope come lo sono io, vedi nebbia fino a 10 centimetri da te(sempre sia lodato l'inventore delle lenti a contatto!).




Forse è per questo motivo che le piante mi piacciono così tanto: per riconoscerle devi avvicinarti. Devi chinarti, accarezzarle, annusarle. A volte assaggiarle, per capire bene il loro messaggio. Le piante richiedono una particolare dedizione.

L'etimologia della parola stessa, dedizione, viene da dedo che significa anche arrendersi (senza colpo ferire). Se osservi una cosa da vicino, e nel mio caso una pianta, ad un certo punto devi arrenderti.

Arrenderti alla bellezza di ciò che vedi, alla forma, al profumo.



Prova ad osservare una pianta senza nessun giudizio: osservala e rimani fedele alla sua forma, al suo colore. 

Come sono le foglie? Morbide, venate, a punta o a cuore? E il fiore? Piccolo e bianco, lunare, oppure giallo o arancio come il sole? E il profumo? E' una pianta comunicativa, vuole dirti qualcosa? Oppure preferisce starsene in silenzio, ad osservare?

Prova ad uscire di casa con un taccuino, e vai in un parco, in campagna, oppure a fare una passeggiata in un bosco. Se vedi una pianta che ti colpisce, avvicinati a lei, e osservala bene. Da vicino.  Prova a conoscere la tua piantina attraverso il tatto, la vista, l'odorato. Magari disegnala sul tuo quaderno: così la osserverai ancora meglio, e vedrai tutti i suoi dettagli. Ritroverai in lei la forma fedele della sua anima.

Per mettersi in comunicazione con una pianta, dobbiamo abbattere le nostre difese: entrare in contatto con un altro essere vivente, di una specie diversa, implica lasciare da parte la parola-il nostro primo veicolo di comunicazione-e anche i gesti, le espressioni del viso. Dobbiamo metterci su di un livello diverso, che a me piace chiamare di dedizione.

Arrendersi, senza colpo ferire. Accogliere, osservare, imparare.
Dentro ad un fiore c'è un mondo intero!





E tu, a cosa vuoi dedicarti nei prossimi giorni? Scrivimelo nei commenti!

Se vuoi conoscere la tua Pianta Guida (per poi andarla a cercare nei boschi), qui trovi la mia offerta per te.

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mercoledì, marzo 02, 2016

Le Piante del Toro





Ho visto poche volte un Toro da vicino. Durante le passeggiate in alta montagna, più alta rispetto a  dove abitiamo, capita di imbattersi in pascoli di mucche, placide, che mangiano l'erba e prendono il sole. A volte nel gruppo c'è il Toro: fiero, cornuto, vibrante. Non nego che mi incute un certo timore: di fronte ad un Toro percepisci davvero la natura selvaggia!

Come l'animale da cui prende il nome, anche il Toro dello Zodiaco è l'incarnazione della Natura: Venere di Terra si riflette nel segno, donando amore per ciò che è terreno, godibile, piacevole. Le persone del Toro amano la vita, pienamente. Hanno il dono di sapersi godere il momento, e di trasmettere un senso di accoglienza e di piacere a chi hanno attorno.

Amano cucinare, mangiare, fare l'amore. Vivono appieno i piaceri della vita, che si rispecchiano nel loro legame speciale con la Terra. Non ha fretta, la gente del Toro. Aspetta, e nell'attesa si gode il momento.Il Toro pondera, e nel mentre sgranocchia un fiore di Nasturzio.

Il periodo del Toro viene dopo l'energia competitiva e marziale dell'Ariete: la Natura adesso ha terminato la sua spinta ascensionale, e si gode l'armonia delle forme relativa a  Venere: i fiori si aprono, la Primavera è in fiore, il richiamo erotico è ovunque.

Gli uccellini cinguettano: non per niente il Toro è collegato alla gola. Da una parte intesa come collegamento con il cibo: il Toro ama la buona tavola, e forse più di ogni altro segno deve stare attento a ciò che mangia; dall'altra parte, gola come collegamento con il fuori, cavità che porta la voce e il messaggio dei Gemelli nel mondo, mezzo attraverso il quale fluisce il pensiero.

Le persone del Toro, infatti, possono incorrere in problematiche relative o ad una certa ostinazione, o chiusura mentale, proprio perchè stanno bene dove sono e sono poco inclini a spostarsi (metaforicamente o non); oppure a problematiche metaboliche, date dall'assorbimento disequilibrato del cibo. Ancora, possono incorrere in problemi dovuti al ristagno, al trattenere troppo, sia dal punto di vista fisico che mentale: allora sceglieremo piante capaci di drenare, di far fluire, di alleggerire l'energia del Toro.

La Pianta Guida per il segno del Toro è la Rosa: Venere nella su massima espressione terrena.



La Rosa, che sia Canina o Damascena - varietà utilizzate in fitoterapia- contiene l'energia armonica di Venere, equilibrata da un segno di Marte. Da una parte è ottima per la pelle: sfiamma, lenisce, compatta, rende la pelle elastica. Profuma, ed il suo profumo apre il cuore, disponendolo al piacere dei sensi. Leggermente afrodisiaca, nutre la parte voluttuaria del nostro essere, dove il Toro si sente davvero riconosciuto. 

Dall'altra, ricchissima di vitamina C, aiuta nelle malattie da raffreddamento, alza le difese immunitarie, e aiuta durante la stagione invernale: le sue bacche, rosse come vuole Marte, sono concentrati vitaminici che ci aiutano nella stagione fredda.

L'olio essenziale di Rosa calma, ti fa stare presente, nel momento, attenta alle piccole cose: regala la vera essenza del Toro, la sua placidità, l'essere attento e vigile nell'attimo. La sua semplicità, un talento da riscoprire.

La Pianta Rimedio, che va ad equilibrare il Toro disarmonico, è per me il Tiglio.


Pianta dalla funzionalità primaria che appartiene a Giove, ed in secondo luogo a Venere e Mercurio, agendo dunque su fegato-vene-ipofisi e sul sistema linfatico e nervoso, ha in sè anche la potenzialità del Toro, per il benefico effetto sulla gola, la laringe e i fenomeni che interessano l'apparato oro-faringeo.

Di solito utilizzato come calmante, il Tiglio possiede altre qualità, anche più sottili. E' un albero che insegna a lasciar fluire: riduce tutto ciò che blocca il libero scorrere, sia esso dei pensieri o dei liquidi del nostro corpo. 
Calma e distende i nervi eliminando la dispersione di energia dovuta alla tensione nervosa, e anche utilizzato nell'acqua del bagno porta serenità e dolcezza, preparando ad una notte tranquilla. 

Agisce anche sulla circolazione sanguigna, andando a fluidificare il plasma sanguigno, la linfa, i liquidi interstiziali e la secrezione biliare.

I fiori di Tiglio vengono utilizzati nella medicina popolare per prevenire la pressione alta e l'arteriosclerosi, conseguenza in parte di una certa stasi emotiva, alla quale abbiamo visto il Toro può tendere, se in disequilibrio.

Le persone del Toro sono di indole pacata: ma, se si arrabbiano, tendono a "vedere rosso": il Tiglio apporterà quindi calma e centratura, impedendo di lasciarsi trasportare troppo dal fiume della rabbia.

E' interessante notare che le foglie di Tiglio venivano utilizzate come foraggio, probabilmente anche per mucche e tori. 

Vuoi saperne di più sulle Piante, sulle Stelle e sul loro collegamento con la fitoterapia? Ricordati del mio corso Erbe&Stelle! Entro la fine dell'estate lo troverai anche online :)




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lunedì, febbraio 08, 2016

Il Cipresso, l'Eremita, e la Primula d' Acqua





Galbuli di Cipresso appena raccolti

Sabato mattina sul Poggio era una bellissima giornata. Io ed Hero siamo usciti per una lunga passeggiata: abbiamo visto i primi crochi spuntare sotto la Quercia, esplorato la piccola capanna di legno che hanno costruito i bambini qui sotto (e dove lascerò mandala di fiori, in omaggio alle Fate), e ci siamo trovati davanti lo sfalcio di un altissimo cipresso. Rami enormi, ammassati da una parte, in attesa di essere lavorati o smaltiti. Ma ehi, su quei rami c'erano moltissimi galbuli, ricchi di olio essenziale, profumati e pronti da raccogliere!

Li ho già messi in un barattolo, dopo averli contusi e averli ricoperti di olio di Girasole: ne produrrò un Oleolito che ha il compito di aiutare in caso di flebiti, vene varicose, cellulite.

Il Cipresso è una pianta strettamente legata a Saturno, il pianeta che ti insegna il valore del tempo, l'importanza del tagliare con ciò che è vecchio, che spinge al rinnovamento. Saturno contrae, assesta, sfronda. Per questo il Cipresso ha proprietà vasocostrittori, astringenti, tonificanti a livello venoso.
In lui Saturno insegna a contenere, ad essere essenziali. Hai mai guardato da vicino le foglie del Cipresso? Sono piccole squame, anch'esse ridotte all'essenza, al minimo. Pianta collegata alla Terra, ma anche al Fuoco per la sua forma di verde fiammella.
Sono bellissimi, i Cipressi: lunghe fiamme verdi tese verso il cielo. Le loro radici seguono la forma della chioma, e scendono in profondità, a fittone, senza espandersi ma andando diritte al cuore della Terra.

Il Cipresso connette la Terra al Cielo, con una fiamma che va a curare gli spasmi, lenisce, sfiamma.


immagine via Pinterest

Io associo al Cipresso la carta dell'Eremita, il numero IX degli Arcani Maggiori. Innanzitutto, la fiammella della lanterna dell'Eremita è la fiamma stessa del Cipresso: una fiamma interna, che resta accesa grazie alla necessità della ricerca. Il desiderio di conoscenza, il proseguire passo dopo passo per diventare ciò che sei:  è lì che ti accompagna l'Eremita, in un viaggio che è solitario per definizione.


The Hooded Man (The Hermit) -  from the "Wildwood Tarot"

L'Eremita è concentrato in sè, nella sua ricerca interiore. Ha bisogno di una risposta, sa che per trovarla dovrà affrontare un viaggio: scendere nella profondità di se stesso, come fa il Cipresso con le sue radici. Nella Carta "The Wildwood Tarot" l'Eremita illumina un piccolo uccellino: lo vedo come il messaggio dell'Aria, la nuova ispirazione, la leggerezza dell'intuizione. C'è una porta, poco lontano: ma per entrare in contatto con la verità c'è bisogno di lasciare la tua zona di comfort, avventurarsi nella neve, camminare lentamente senza perdere di vista l'obbiettivo.


L'Eremita ti suggerisce di passare del tempo da sola, per riordinare i pensieri e per connetterti con la parte profonda di te stessa: è lì che risiede la risposta che cerchi.

A volte si ha bisogno di stare da soli, di non condividere, di riflettere: gli spazi solitari sono un balsamo per la libertà individuale. Io sono una persona molto socievole: ho tante amiche, amo parlare con loro, prendere il tè, leggere le Carte, dare buoni consigli, ascoltare. Eppure, ho anche necessità di isolarmi, a volte, di studiare, stare a casa, passeggiare nel bosco da sola, godermi appieno la solitudine, rinfrancata dal contatto con le piante e con gli animali.

Nei giorni passati ho conseguito il Secondo Livello del Corso di Formazione per diventare Consulente Certificato dal Bach Centre : sto approfondendo lo studio e la pratica dei Fiori di Bach.

Voglio provare ad associare un fiore al Cipresso ed al messaggio dell'Eremita: e scelgo Water Violet, un fiore a me molto caro, perchè sento di avere molto in comune con lui.


Hottonia palustris

Water Violet, la primula d'acqua, è una piantina abbastanza rara: predilige zone non inquinate, non ama la competizione e dunque ha deciso di crescere e prosperare nell'acqua, e non sulla terra. Come chi ama rifugiarsi nella propria casa, magari in compagnia dei suoi gatti (o cani!) e di libri per studiare, leggere e sognare, anche la primula d'acqua si ritira nel suo mondo acquatico: eppure, io vedo nella scelta dell'acqua anche la ricerca alla connessione con un'altra dimensione. Water Violet sceglie il contatto diretto con ciò che è sacro, magico, onirico, così come ci insegna il Cipresso, e così come sviluppa l'Eremita nella sua ricerca.

Le radici di Water Violet sono fragili, e la pianta assorbe acqua dalle foglie, dal fusto e da tutte le parti a contatto con l'acqua, che fungono da piccole spugne. E' dunque una pianta profondamente libera, individualista, non ancorata al passato. Qui io ci sento un legame anche con il segno dell'Acquario, il suo essere necessariamente libero, non legato in nessun modo. 
In estate, quando il livello dell'acqua si abbassa, Water Violet ancora le sue radici al terreno, e difende la sua posizione: ecco il comportamento positivo della piantina! Le radici si infilano saldamente nel fango, e la pianta fa crescere foglie intorno per non far avvicinare troppo alte piante che potrebbero competere. E' dunque una piantina che sa rapportarsi con la realtà, adattarsi alle nuove situazioni, ma riesce a mantenere un suo spazio di libertà individuale importante.

Edward Bach scriveva: ...la splendida Water Violet, che galleggia tanto libera sulla superficie dei nostri corsi d'acqua più puri, vi aiuterà...a restare assolutamente soli al mondo, a provare la gioia intensa della libertà totale.

Vuoi saperne di più sui legami che intercorrono tra Erbe e Tarocchi? Tieni d'occhio il mio corso Erbe&Carte, nei prossimi mesi sarà disponibile anche online!


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lunedì, gennaio 18, 2016

ErbeStelle - Ariete


Con questo post inauguro una piccola rubrica, dedicata ai segni zodiacali e alle piante ed esse collegate. Di pari passo con i miei corsi di ErbeIntuizione, voglio proporvi suggestioni e associazioni relative ad ogni segno.
Potete trovare tutti i segni, via via che li affronterò, cliccando sulla categoria "ErbeStelle".
Ricordo che le piante che ho scelto sono frutto di un'opinione personale, e che prima del loro utilizzo è sempre consigliato chiedere al vostro erborista di fiducia.

Iniziamo con l'Ariete, perchè è il primo segno dello Zodiaco, ma anche perchè la sua energia, strettamente collegata all'emergere, al nascere, al nuovo inizio, possa essere davvero di buon auspicio per questo 2016, che si preannuncia già ricco di novità.



Elemento: Fuoco
Pianeta: Marte
Stagione: Primavera
Direzione: Sud

L'Ariete è strettamente connesso con l'elemento Fuoco, sia per la dominanza di Marte, che caratterizza il segno, sia per la sua associazione con la Bile Gialla, secondo la Medicina Tradizionale. La Bile Gialla è una delle quattro componenti fondamentali del nostro organismo, che, se in eccesso, produce comportamento collerico.

In effetti l'ira e l'impulsività sono tratti fondamentali dell'Ariete: il segno è caratterizzato da grande energia, da un pieno ottimismo che, però, è facile allo scoraggiamento. L'Ariete, che va dal 21 Marzo al 20 Aprile, incarna la giovinezza, direi l'adolescenza: è il ragazzo che si ribella all'autorità, le prime uscite in discoteca, i giochi sulla spiaggia, il temperamento innocente e impulsivo. 

Gli Ariete, di solito, riescono a rimanere connessi con il loro bambino interiore: mantengono un lato della personalità infantile, incline al gioco, al divertimento, alla burla. Sono molto capaci nello sport, perchè hanno bisogno di sfogare l'energia guerriera  e vitale di Marte: amano la competizione, amano vincere ma provano gioia anche nel giocare, nel partecipare.

I nati dell'Ariete vengono al mondo nel periodo relativo a Ostara, alla festa della Primavera: contengono il seme del risveglio, dell'entusiasmo, dell'azione. Come le piante, che si risvegliano in questo periodo, anche i nati del segno mantengono la capacità fresca e innata di reinventarsi, di rimanere innocenti, di essere franchi, diretti, senza filtri (a volte anche troppo).

Marte è connesso alla volontà, allo sforzo, all'energia pura: regola e protegge il sistema immunitario (che è il sistema di difesa del nostro organismo), allo sforzo muscolare, e al sangue (per il suo colore rosso e perchè dà vita al nostro corpo).

Le parti del corpo dominate dall'Ariete, e che sono collegate al segno, sono la testa, il naso, la bocca, gli occhi e il cervello.
Gli Ariete sono più soggetti, rispetto ad altri segni, a nevralgie, vertigini, mal di testa; spesso hanno infiammazioni, la febbre è di solito alta, e possono subire rash cutanei su viso, collo, o comunque nella parte alta della persona; possono avere disfunzioni cerebrali, perdita di memoria, compromissione dei lobi cerebrali e malattie connesse a questo organo.


E' facile capire come mai all'Ariete corrisponde la testa, ed il sangue: la testa è la prima parte che esponiamo alla vita, uscendo dall'utero materno: come la piantina che deve erompere dal seme, farsi spazio tra le zolle, emergere cercando il sole: proprio in questo sta la sintesi del carattere di chi ha il Sole in Ariete: l'innocenza, l'onestà, la caparbietà, la forza di una vita appena nata.

E' possibile che l'Ariete viva periodi di stanchezza, di esaurimento fisico, di demoralizzazione. Il continuo stimolo alla vita, alla competizione, allo sforzo possono stancare, alla lunga: ed è difficile a volte trovare rilassamento e riposare, per recuperare le forze. Se l'Ariete si sente frustrato, può sfogare la sua rabbia all'esterno, diventando iroso e aggressivo: questo porta ad un aumento della pressione e ad un battito irregolare del cuore. Oppure è possibile che Ariete si deprima, si ritragga dal mondo e che somatizzi la sua rabbia internamente, che si trasformerà in infiammazione, artrite, dolore articolare, ristagno di tossine a livello del sangue.

Le piante collegate al segno dell'Ariete sono:

piante che bruciano, come il Rafano o la Senape
piante che stimolano, come lo Zenzero e il Peperoncino
piante che hanno spine, come il Biancospino oppure l'Ortica

La pianta principale collegata all'Ariete è Ortica


Pianta collegata a Marte, all'elemento Fuoco, è pianta di protezione e curativa.
La segnatura relativa a Marte la troviamo nelle sue spine, urticanti ma anche stimolanti della circolazione (un tempo l'ortica veniva utilizzata per curare dolori articolari e artriti attraverso il contatto con la parte interessata attraverso "urticature": metodo ovviamente caduto in disuso).

L'Ortica ha un'azione stimolante, sopratutto a livello del sangue e della sua depurazione. Abbiamo detto che Ariete tende ad accumulare stress e tossine anche a livello circolatorio e del sangue: Ortica regola la circolazione, migliora la pressione, arricchisce il numero di globuli rossi e aumenta il tasso di emoglobina.
Fornisce al sangue il ferro necessario, migliora il nostro metabolismo.

Allo stesso tempo, stimola l'eliminazione delle scorie dal sangue attraverso l'aumento della diuresi.

Inoltre, Ortica è un ottimo alimento: non solo buono da mangiare, ma anche utile. Apporta vitamine, minerali, nutrienti importanti specie nei momenti di affaticamento generale, di stanchezza, di necessità di recupero.

La pianta rimedio dell'Ariete, la pianta che riequilibra i suoi stati disarmonici, è senza dubbio Achillea.




Pianta in parte mercuriale e in parte legata alla Terra, conosciuta anche per essere l'erba del guerriero. Il suo stesso nome proviene da Achille, perchè gli permise di guarire ferite mortali in guerra. 

La sue energia è fredda-secca, e permette di bilanciare gli stati infiammatori determinati da un eccesso di calore. E' dunque indicata per l'eccessiva energia marziale, calda, e serve per le infiammazioni della pelle, per la febbre persistente, per i dolori che provengono da un'infiammazione.
Achillea aiuta i nati dell'Ariete sia quando sono sovraccarichi, sia quando sono nella fase discendente, magari con un accumulo di tossine nel sangue.

Achillea serve anche come emostatico: ferma le emorragie e regola lo scorrere del sangue. Riesce a liberare il calore intrappolato nel nostro organismo, attraverso la sua azione depurativa, detossinante, riequilibrante.

Achillea, infine, ricorda agli Ariete che è possibile lasciarsi andare al flusso delle cose, senza dover sempre andare oltre, e oltre, e oltre. Apporta equilibrio, insegna a dosare le forze, mantiene una perfetta omeostasi.

Vuoi sapere di più sulla tua erba Guida, oppure hai bisogno di un consiglio personalizzato:? Ricorda che puoi avere un'ora di amore (per te), sul mio sito!


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domenica, dicembre 27, 2015

Intervista con il mazzo: Nomad Tarot



Per il Solstizio mi sono regalata un bellissimo mazzo: si chiama Nomad Tarot, e puoi trovarlo in vendita da Beth, nel suo shop.

Prima di iniziare ad usarlo per le mie consulenze, l'ho messo tutta la notte sotto la luce della Luna Piena, la Notte di Natale: è arrivato da me solo pochi giorni prima. La sincronicità che ha accompagnato l'arrivo del mazzo mi ha dato indicazioni su di lui: deve proprio essere un mazzo magico, mi sono detta.

In effetti, anche la lettura che va ad esplorare le sue caratteristiche me lo ha confermato: ti va di andare a vederle insieme a me?

Ho utilizzato la stesa di Beth, come avevo già fatto in precedenza.




1. Qual è la tua caratteristica principale? La carta è il Four of Fire, che corrisponde al 4 di Bastoni. Sembra che la caratteristica principale del mazzo sia un'energia che si irradia verso l'esterno, che non può essere costretta tra quattro mura. Il 4 è simbolo di stabilità, solidità, anche di limite: associato alla suite di Bastoni, e collegato al fuoco, diventa energia in esplosione, che erompe e si irraggia da un centro pulsante.

La caratteristica principale del mazzo è collegata al Fuoco, all'energia gioiosa, alla creatività: è un mazzo che chiede di essere utilizzato!

2. Quali sono i tuoi punti di forza? La risposta ce la dà il Child of Fire, il Fante di Bastoni. I Fanti, o i Paggi, sono il germoglio della caratteristica della suite a cui appartengono: il Fante di Bastoni, collegato al Fuoco, è una scintilla vitale, creativa, emozionale. Il punto di forza del mazzo è la possibilità che dà al lettore di intuire, di creare, di avere  un approccio spontaneo e puro, come un bambino che legge il suo libro preferito.

Il mazzo predispone alla lettura intuitiva, immediata, spontanea: in effetti, proprio a causa della struttura dei disegni, molto spazio viene dato all'intuizione ed alla libera interpretazione.

Un'altra carta di Fuoco, insieme alla prima e alla quarta, che vedremo dopo: il mazzo racchiude molta energia creativa, vitale, immediata.

3. Quali sono i tuoi limiti? La carta stavolta è un Arcano Maggiore, il Matto. Leggendola in collegamento con le carte precedenti, direi che non potrebbe essere più appropriata: il mazzo porta ad una lettura  immediata, intuitiva, semplice. Come un bambino che si affaccia alla vita per la prima volta, ha la capacità di portare una visione pura e diretta.

Il limite può essere legato ad una troppa impulsività, che può portare ad una interpretazione affrettata e non misurata. Utilizzando il mazzo devo farmi trasportare, si, dalla sua energia fresca e spontanea, ma ricordarmi anche di analizzare con calma tutti gli aspetti della lettura.

Il limite del mazzo è legato alla sua freschezza, alla sua immediatezza. Non è un mazzo troppo cervellotico, anzi: è diretto, semplice, intuitivo.

4. Cosa puoi insegnarmi? Il Sette di Bastoni, la carta relativa all'affermazione di sè, al potere personale. Il mazzo può insegnarmi a prendere il mio posto, come lettrice di Tarocchi, e a difendere il mio modo di leggere le carte. Il mazzo può insegnarmi a prendere sicurezza con le mie letture, ed a mettere a frutto i miei talenti. A prendere una posizione, risplendendo. A mettermi in gioco, più che con altri mazzi.

Data la sua natura semplice, che lascia molto spazio all'immaginazione e all'interpretazione, il mazzo può insegnarmi a fidarmi di più del mio intuito, a prendere coscienza delle mie capacità.

5. Come posso collaborare al meglio con te? Ecco che esce Queen of Earth, la Regina di Pentacoli. Con il mazzo devo pormi in maniera semplice, diretta, concreta. La Regina di Pentacoli, o Denari, è Madre Terra: connessa con la terra, accoglie, nutre, rende le persone migliori facendole sentire meglio. Va diretta al punto, con gentilezza: ed ha un rapporto speciale con le piante e con gli animali. Il mazzo richiede che io rispecchi le caratteristiche di questa Regina, che amo molto.

La connessione con la natura e con gli animali la sento profondamente: è bellissimo sapere che il mazzo può esaltare questo mio lato, la mia natura più intima.

6. Il potenziale della nostra relazione: il Due di Coppe. Che dire di più? E' un innamoramento in piena regola. Io e questo mazzo ci siamo visti, ci siamo piaciuti subito e ci siamo raggiunti, nonostante la distanza. C'è una connessione intima, legata a molte affinità, a cose che abbiamo in comune. Parliamo lo stesso linguaggio, e se il mazzo fosse una persona sarebbe una mia intima amica.




E tu, cosa ne pensi di questo mazzo? Lo conoscevi? Hai anche tu un mazzo di cui ti sei innamorata? Scrivilo nei commenti!

mercoledì, dicembre 16, 2015

Piante Resistenti: l'agrifoglio



Ci sono piante che possono insegnarti la resistenza. Una resistenza cocciuta, testarda, pulita. Sono proprio le piante che si temprano al freddo, che fanno capolino attraverso i rami a riposo delle querce e dei castagni.
Sono piante che in primavera non vedi, anche se ci sono: diventano meno comunicative, più mimetiche. Sembrano piante come tutte le altre. Eppure, in inverno, quando il freddo punge e l'aria si fa azzurrina, si rivelano in tutta la loro bellezza.

Come se la difficoltà le facesse splendere: resistere significa esistere, per loro.
Sarà capitato anche a te. A tutti noi. Di trovare nella difficoltà una certa luce, che ci ha fatto brillare più intensamente.

Sono andata a passeggiare intorno a casa mia, l'altra mattina, e mi sono imbattuta in due piante Resistenti: l'Agrifoglio e l'Abete.





Ambedue verdissimi, spiccano sul bosco scuro. Dalle foglie compatte, aghiformi l'abete, coriacee l'agrifoglio. Stando accanto a loro puoi sentire nitido il messaggio che portano: io difendo, io resto, io esisto. 

L'Agrifoglio è un amuleto vegetale dai tempi dei Romani: nei loro Saturnali, i giorni che precedevano il Solstizio di Inverno, portavano con sè ramoscelli di questa pianta, per protezione.
Le foglie lucidissime, accartocciate, spinose, rimandano alla difesa; il colore verde intenso è collegato alla speranza, e le bacche rosse portano energia solare, di fuoco, di prosperità. Evocano la rinascita del Sole.

Le bacche dell'agrifoglio sono velenose per gli uomini, ma molto gradite gli uccelli: anche in questo leggo un seme di resistenza. La pianta pensa agli animali più piccoli, che in inverno hanno meno cibo (anche se noi lasciamo sempre semi vari sul tetto della legnaia - puoi farlo anche tu, sul tuo davanzale o sul tuo terrazzino!).

E' una pianta che protegge: puoi raccogliere le foglie e sminuzzarle, una volta essiccate, e poi tenerle in un piccolo sacchettino nella tua borsa, per difenderti dalle energie negative o dalle invidie.



L'agrifoglio cresce in zone ombreggiate: non è raro vedere agrifogli dentro ai boschi, dove filtra poca luce. Allo stesso tempo, l'agrifoglio necessita di luce per crescere e svilupparsi: per questo le suo foglie hanno una colorazione verde scura, per assorbire più luce possibile. La luce che non viene assorbita viene riflessa, grazie alla lucidità delle foglie stesse, verso l'interno, verso le foglie che ricevono minor luce.

Via via che le foglie salgono sul tronco sono meno piegate, più piatte, e hanno aculei meno uncinati, più lievi. Alcuni dicono che la pianta attui una strategia difensiva: difende le sue foglie dagli animali nella parte più bassa, dove potrebbero essere mangiate. Eppure, le foglie più alte ricevono più luce: per questo sono più distese.

Quindi l'agrifoglio non è solo una pianta ostile, sulla difensiva: è anche una creatura di luce, che ricerca con ogni strategia possibile.

E' una delle poche piante che riesce a crescere nella penombra dei faggeti: inizialmente ha radici sottili, e foglie contorte al massimo, per catturare anche la più piccola stilla di luce. La pianta di solito si sviluppa sotto una pianta più grande: avrà bisogno della massima resistenza per sopravvivere, per diventare grande e forte.

l'Agrifoglio è il Re dell'Inverno. The Holly King, il Re Agrifoglio, che presiede alla parte più oscura dell'anno.

In Inghilterra, si adornano le case con i suoi rami - ma solo fino alla dodicesima notte - in onore del rinnovamento della luce, che giunge dopo il giorno più buio dell'anno, il Solstizio di Inverno.
Abbattere un agrifoglio è considerato di malagurio: e se viene potata una siepe di agrifoglio, viene sempre fatta ricrescere.


L'Agrifoglio ti protegge da tutto quello che non è Amore. 

Da oggi lo osserverai in un altro modo: e sono sicura che, se ci proverai, riuscirai anche a sentire la sua voce.

E tu, conosci altre piante resistenti? Scrivimelo nei commenti!

Felice Solstizio d'Inverno!

Piccola bibliografia: Floriario, A. Cattabiani, ed. Mondadori
                               A druid Herbal, Ellen Evert Hopman, ed. Destiny Books
                               Fiori di Bach, forma e funzione, Junien BArnard, ed. tecniche nuove