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martedì, aprile 07, 2015

Essere pronti, è tutto.










A me, lo sapete, piace essere onesta. E anche trattare argomenti che la maggior parte delle persone non trattano apertamente: perchè troppo intimi, o troppo delicati. Credo che condividere certi pensieri e certe sensazioni sia utile: sia per me, che riesco, scrivendone, a focalizzarli meglio; sia, spero, per qualcuno che mi legga e si rispecchi in quello che scrivo. 

Dicevo: a me piace essere onesta. E, a dirla tutta, mi sono davvero stancata. 
Mi sono stancata dell'eterna altalena umorale mensile: pre-ovulazione e ovulazione ricca di speranze, positiva, vedrai questo è il mese giusto; pre-mestruazione e mestruazione a poco a poco sempre più disillusa, aumenta il tempo passato su internet a scovare fantasintomi, e poi, inevitabile, la delusione.

Arriva il ciclo, e si, mi sento potente e Sciamana e connessa con il ciclo Lunare, ma sono anche di pessimo umore. 

In quasi due anni di Ricerca ho sofferto, ho pianto, ho atteso invano; sono rimasta incinta, ho avuto paura, il mio mondo si è trasformato; ho perso il mio bambino; mi sono faticosamente rialzata e sono passata attraverso vaccini, esami, pillola anticoncezionale; adesso non posso e non voglio ricominciare tutto da capo, soffrire come ho già sofferto all'inizio di questa ricerca.

Sono stanca. Sono stanca e sfinita. E, ve lo dico proprio di cuore, ho voglia di mollare.

Ah! Che liberazione! Mollo il desiderio. Mollo l'aspettativa. Mollo il pensiero dell'ovulazione, la fertilità, il sentirmi pronta ad essere madre.

Prendo una lunga vacanza da me stessa: dalla parte di me che si ossessiona, che pensa continuamente, che calcola e controlla. Relax and have a drink: non ne posso più di quella Me.

Capisco Frida Khalo e le sue due Frida: anche io ho una parte di Me fragile, spezzata, che si perde in un bicchiere d'acqua, che vuole controllare, che vuole decidere.
La Me che tira indietro, verso dinamiche conosciute e remote, verso qualcosa che non si risolve. 

Le cose vive non si controllano, al massimo si indirizzano, mi ha detto quel saggio uomo che ho la fortuna di avere accanto.
Che verità. Se vivessimo la nostra vita, tutta, come se fosse un incantesimo, non dovremmo soffermarci su alcuna cosa in maniera ossessiva.

Si dice che, una volta fatto un incanto, non ci si debba più pensare. Per permettere all'energia di andare dove la abbiamo indirizzata, senza influenzarla con le nostre stesse aspettative.

La vita andrebbe vissuta così: assaporandola, lasciandosi trasportare, senza troppo attaccamento Indirizzando i nostri desideri, ma poi lasciandoli lavorare da soli.
Voglio che l'energia vada dove vuole andare. Il mio desiderio è diventato una catena, che mi logora e mi lacera.
Basta!

Non lo voglio più. Disconosco tutto l'attaccamento che ho avuto per questo desiderio. Abbandono gli stick ovulatori, il termometro ed il controllo del muco. Ben vengano i sogni, i massaggi al mio ventre con i miei unguenti magici, le corone di fiori intrecciate sotto il sole.

Addio calendario! Addio conto dei giorni fertili e infertili, delle ore di sopravvivenza degli spermatozoi e del chissà se questo è muco ovulatorio.
Ben arrivata fede nella casualità, connessione con l'Universo, ascolto dei segnali.

Benvenuto pensiero laterale, compagno fedele del mio gioco preferito: i rebus, che sono immagini e simboli scomposti che in un attimo di illuminazione assumono il loro reale significato.

Ah, si! Benvenuti pomeriggi passati a progettare, scrivere, fotografare! A raccogliere erbe e fiori, ed a sciogliere olii profumati per farne creme e unguenti. Addio ore di ricerca su Google, digitando seno gonfio e morbido 12 po oppure muco trasparente oppure no sintomo gravidanza! Addio tempo perduto in paranoie polverose, minuti sgocciolati via insieme alle lacrime, corde strette da deduzioni logiche, dalle quali è impossibile uscire.

Basta.
Io mollo.
Faccio un viaggio lontano da me stessa, lascio spazio. 

Forse sono fuori dai giochi: chi voleva un figlio lo ha, almeno intorno a me. Amiche che hanno iniziato con me la Ricerca, adesso hanno bimbi meravigliosi di un anno o più; c'è già chi ne ha due; chi manda i figli all'asilo.
Io sono qui e finora sono stata qui a calcolare, a desiderare, a struggermi.

Sai cosa? Che mi sono davvero stancata.
Proverò a volgere lo sguardo altrove: fuori di me, nel mondo, nelle piccole cose che amo tanto.

Voglio abbandonare questo desiderio ma non chiudere la porta alla Possibilità.

Ehi, Universo: voglio diventare mamma. Voglio avere la pancia rotonda e incinta, vivere una gravidanza serena e un bel parto. Voglio un figlio sano, bello ed intelligente. Io e Andrea siamo pronti.

Come dice Shakesperare, per bocca di Amleto: essere pronti è tutto.

E ora capisco il senso: basta essere pronti. Basta quello.

Universo, io te l'ho detto. Adesso tocca a te.
Non dedicherò PIU' un solo secondo della mia esistenza e del mio tempo a questo pensiero.
Non appena la mia mente vagherà in quella zona, io la distrarrò con una foto, con una paseggiata in Primavera; impasterò il pane e raccoglierò le ortiche per la cena; farò l'amore con il mio uomo, e metterò nuove piantine nell'orto. Scriverò per i miei progetti, imparerò a mescolare le erbe per farne incensi e disegnerò scialli con il mio uncinetto.




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sabato, gennaio 10, 2015

Parliamone









Parliamo delle donne. Anzi, parliamo delle donne e del loro rapporto con la gravidanza. Uuuuh che palle, direte, rieccoci a parlare di nuovo dell'argomento figli si, figli no.

Vorrei parlare di come la mia idea di gravidanza, ed il mio relazionarmi con essa, sia cambiata nel passare degli anni. Vorrei parlarne perchè mi sembra che, tra donne, la questione gravidanza sia un argomento di scarsissima importanza quando una non lo è ancora e non lo desidera, e invece quanto sia, poi, argomento di totale e monopolizzante importanza quando una lo è.

Io sono andata a fasi.

Fase 1 : o dell' "Io incinta? Per carità!"

questa fase mi ha accompagnata dai 20 ai 30 anni circa. Facevo l'attrice, poi ho aperto il mio negozio di erbe, poi volevo fare l'orto, poi avevo già due cani che bastano ed avanzano, poi ancora non è il momento, poi (e soprattutto): sai che menata deve essere avere un figlio? Non dormi più, non mangi più, non esci più. La tua storia d'amore inizia a traballare, i tuoi progetti si sgretolano come argilla al sole. Nel mentre, c'è da dire che ero nella fase (anche) uscite con le amiche + aperitivi + cene fuori + seratine a ballare nei posti underground e/o a teatrare.

Non incontravo MAI donne incinte: le mie amiche che già avevano figli erano molto più mature di me, molto più capaci di me, molto più mamme di me. La donna incinta era un'entità sconosciuta, che gravitava  al di fuori del raggio di azione mio e di chi mi stava vicino.

Mi ricordo che a volte, quando indossavo i miei amati vestitini estivi stile impero, morbidi sulla pancia, c'era qualche anziano del paese che mi diceva: "Sei incinta?" e io rispondevo, puntualmente infastidita :" Io? Neanche per sogno!"

Fase 2: o dell' (Estenuante) Ricerca

Dopo aver incontrato l'Amore, ecco che un desiderio nuovo ed inconsulto si affaccia alla mia mente. Voglio un bambino. Voglio un figlio che sia la sintesi perfetta dell'amore tra me e Andrea. Uh si, avere figli che menata, ma il nostro sarà diverso. Lui dormirà la notte, mangerà il giorno, sarà indipendente, leggerà a tre anni e a sette sarà già laureato in fisica nucleare. Eh si, che gran fatica educare un figlio, ma noi ce la faremo, noi siamo diversi, oh yeah.

Dopo anni e anni di paranoie sulla facilità di concepimento, lezioni di educazione sessuale su come usare il preservativo, genitori medici che mi hanno sempre, e dico sempre, inculcato i benefici della precauzione e l'assoluta necessità di stare attenti, pensavo (ingenuamente) che restare incinta fosse un gioco da ragazzi.

E invece no. Anni di viva il preservativo, usatelo sempre, etcetera etcetera, ma una volta che incinta invece ci vuoi rimanere, scopri che non è così facile come diceva mamma.

Calcoli su calcoli che neanche l'ufficio balistico della NASA. Grafici, curve cartesiane, punti e linee. Se il ciclo è di 26 giorni vai sicura che il 10 giorno rimani incinta, calcolando anche la posizione della Luna e la quadratura di Giove con il tuo segno. Sogni profetici.Consigli su posizioni improbabili da assumere dopo l'amore.

Temperatura basale: e metti il termometro, e leva il termometro e riporta i dati sul grafico (non sto scherzando, e se non ci credete andate a vedere il famosissimo sito Fertility Friend ).

Niente accadeva.

Improvvisamente il mondo attorno a me si riempie di donne incinte. Sono per strada, al supermercato, alle Poste. Spuntano da dietro gli angoli delle strade, belle, rotonde, incinte. Sono in tv, tutte le star si sono messe d'accordo per rimanere incinte adesso. C'è pure la Kate d'Inghilterra, che non passa giorno senza sapere quanti minuti mancano al parto, e poi come è bello il principino, e quante volte ha riso/pianto/fatto la cacca.

Ognuna di loro è una pugnalata dritta al cuore. Lo prendo come un fatto personale: perchè io no? Vorrei gridarlo a gran voce: ehi, gente, perchè TUTTE rimangono incinte e io no? Eh?

Nel mentre, anche le mie amiche rimangono incinte a raffica. Attorno a me si parla di parti, pance, latte, neonati.

Io me ne sto abbastanza in silenzio, con le mestruazioni puntuali ogni mese.

Fase 3: o del Panico.

Dai e dai, sono incinta. E mi pento amaramente di:

non aver letto tutto lo scibile umano su allattamento, parto, educazione dei figli, gravidanza, nanna, pappe, e così via
non essere abbastanza organizzata da gestire lavoro handmade, casa, energie, orto, cani
non essere abbastanza mamma
non vivere in città
non aver trovato un lavoro stabile che poteva garantirmi sicurezza economica e indipendenza e blablabla

Mentre passo le giornate cercando di accogliere la gravidanza, arrivo al terzo mese, e come sapete perdo il bambino.

Fase 4: o del Non So Come Ho Fatto

La fase 4 è ancora attuale. Comprende la disperazione della perdita, la rabbia per ciò che è accaduto, la speranza nel futuro, l'accettazione per quello che non si può cambiare, il grande amore tra me e Andrea che ogni giorno si fortifica nonostante le difficoltà, e anche il gran culo di aver trovato un lavoro. In erboristeria. Abbastanza vicino casa. Un lavoro che mi piace.

Fase 5: o dell' "Anche No"

Le donne incinte che incontro non mi suscitano invidia. Non sento più quel dolore lancinante che mi attanagliava completamente alla visione di una pancia rotonda. Anzi, per dirla tutta, quando vedo una donna incinta penso: ebbè, mò son cavoli tuoi.

Intanto, le mie amiche hanno figli splendidi, che le impegnano in maniera direttamente proporzionale alla loro meraviglia ( e sappiate che i miei nipotini sono tutti assolutamente meravigliosi).

Mi ritrovo a pensare: che culo che possiamo andare al cinema/a cena fuori/cambiare programma all'ultimo minuto/dormire fino a tardi quando non lavoriamo/fare l'amore quando ci va/fare giratine senza pargoli che devono dormire/mangiare/giocare !
quasi quasi un figlio anche no. O anche dopo. O almeno non adesso. Insomma. Vedremo.

Fase 6: o del "Che bella!"

Mi trovo adesso in questa fase qua. Che se vedo una donna incinta la osservo con piacere. Se mi imbatto in un articolo su internet che parla di gravidanza, allattamento, parto, se ho voglia lo leggo. O anche no. Ma non mi ferisce, nè mi spaventa, nè mi fa sentire esclusa dal consesso femminile.
Che se una dei miei contatti facebook annuncia la lieta novella di una gravidanza imminente, non tolgo le notifiche e smetto di seguirla (si, ho fatto anche questo).
Se mi trovo con una mamma con il suo pargoletto, non ho paura, non mi sento meno donna, non invidio la sua situazione. La vedo per quello che è: una donna come me, con le sue gioie ed i suoi dolori.
Se vedo un bambino, non mi chiedo se dorme, se i sui genitori sono felici, se è un piccolo dittatore, se fa i capricci. Lo osservo, per quello che è.

Poi, se la mia amica Ila durante una merenda tra donne mi mette in braccio la sua batuffolina Viola, o se Nora mi sorride guardandomi negli occhi, o se Elettra gattona e io la vedo nel video che mi manda Silvia, o se Zelda mi offre una tazzina di tè per gioco, o se Leone tende le sue manine verso di me e vuole che lo prenda in braccio, o se Niso apre gli occhi e mi sorride,se Elia mi legge le letterine tutte in fila senza sbagliarne nemmeno una, se Zeno mi regala un disegno, se Carlotta raccoglie con me i sassolini del mare, io semplicemente godo di quei momenti, per quello che sono. La magia della vita, la bellezza dei bambini.

Penso che ci siano molte cose faticose, nella vita. Molte cose difficili, per le quali vale la pena, comunque sia, di mettersi in gioco.

Che ne dite, sono pronta?


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martedì, novembre 04, 2014

-free


Di questi tempi, con le ovaie protette ed a riposo, come dice la mia splendida Gine (si, finalmente ho trovato la Gine che mi corrisponde, che mi appartiene: dopo tutti questi travagliati mesi l'ho trovata. Credo che trovare la Gine giusta sia un pò come innamorarsi) mi sono incuriosita molto per quanto riguarda la comunità e la filosofia childfree.

Anche in Italia è presente questo movimento, composto da persone che per scelta non vogliono figli. Uomini e donne, etero ed omosessuali, decidono che no, figli no, grazie.
Mi sono letta con molto interesse il loro forum: devo dire che, anche se non mi sento assolutamente in linea con la loro filosofia, molte loro riflessioni danno da pensare.

Io desidero un figlio. Lo sapete, ormai è storia trita e ritrita (e sto pensando anche che la prossima gravidanza, cari amici lettori, ve la sorbirete tutta dall'inizio alla fine, test di gravidanza incluso). Molte cose però negli ultimi mesi sono cambiate: sono rimasta incinta, ho perso il bambino, ho trovato un lavoro che mi piace, sto prendendo la pillola (a causa del vaccino per la rosolia che ho fatto un mese fa).

Insomma, anche se non sono una childfree, in questo momento della mia vita sto vivendo come tale.
Ed è vero: ho un lavoro che mi soddisfa e che mi rende più indipendente economicamente; la notte dormo ininterrottamente; posso cucinare a che ora voglio, mangiare quello che voglio, anche una ciotola di pop corn spaparanzata sul divano con il mio amore; possiamo fare l'amore in tranquillità, prendendoci i nostri tempi; possiamo uscire, passare le serate fuori con gli amici, possiamo leggere indisturbati, rilassarci, andare al cinema o a teatro; io posso portare avanti il mio progetto teatrale e continuare con le mie regie (il mio primo spettacolo, debuttato il 30 Ottobre, è andato davvero bene!); posso dedicarmi con calma alle cose che amo fare, come cucinare, impastare il pane, leggere ed approfondire testi sulla magia naturale, sulle erbe, fare esperimenti con cosmetici naturali e fare il sapone (per me, adesso); e la lista potrebbe essere ancora molto lunga.

Mi incuriosisce molto il punto di vista delle non-mamme: delle donne che, per scelta, non hanno voluto figli.

Io, dal canto mio, voglio restare aperta, come dice il mio PsicoMago.Voglio restare aperta e ricettiva, abbandonarmi alla semplice ricezione. Alla ricettività, che non è passività.

Mi scopro a desiderare un figlio, quel bimbo che si è affacciato mesi fa, ma con minor bramosia. Prima, vorrei avere la sicurezza di poter mantenere il mio lavoro, che mi piace e mi soddisfa. Poi, inizio a pensare che una donna è completa e femminile anche se non è madre: la creatività si esperisce in tante forme, non solo in quella materna.

Aspetto, e stavolta davvero, con grande apertura e fiducia. Senza aspettarmi niente, solo desiderando che tutto, per una volta, vada davvero per il meglio.


Piccole Cose


Accorgermi che è fiorita la pianta di Incenso, non me n'ero accorta. Come un piccolo segno che può avermi lasciato il mio nonno

:

Pranzare con un Avocado intero, maturo e dolcissimo



Un micio nero, di fronte a CasaEdera, che si è goduto con me gli ultimi raggi di sole autunnale








martedì, ottobre 14, 2014

Quasi un mese


E' passato quasi un mese. Eppure a volte il tempo mi sembra che scorra lento, altre volte velocissimo. Se mi chiedono quanto tempo fa è successo, mi trovo a rispondere "un mese". E invece, da quel 18 Agosto sono passati due mesi, di già.
E che il tempo possa continuare a scorrere veloce, veloce, per arrivare finalmente a Febbraio, mese nel quale potrei, se volessi, riprovare una gravidanza.
Voglio lasciare tutto nella sfera della possibilità. Voglio godermi quel potrei, lasciare il verbo potere e non sostituirlo con volere, nè con dovere.

Potrei. E magari non sarà il momento giusto. Anzi, forse avrò desiderio di attendere. Ancora qualche tempo. Non sento più il pungolo della maternità, della maternità desiderata a tutti i costi. Voglio restare nella possibilità, abitarla, come scriveva Emily Dickinson.

Quella poesia mi piaceva così tanto, da piccola. Solo ora comprendo il suo vero significato.




Ci sono momenti ancora difficili da attraversare. Quello che è accaduto ha lasciato profonde ferite, che forse solo il tempo, e la vita, nuova vita, potranno medicare. Allo stesso tempo, ci sono tante cose per cui essere felice ed essere grata.

*un pranzo passato con care amiche, terminato con la raccolta delle mele che vedete qui in foto, piccole e profumatissime.
*il mio nuovo lavoro, tornare al pubblico, alle erbe, ai consigli fitoterapici. Ed anche in negozio, a ripensare agli ordini, all'assortimento, al Natale che sta arrivando...
*il mio amore, magico come solo lui sa essere, che raccoglie castagne a forma di cuore e la sera, quando esco tardi, mi prepara cenette meravigliose
*le bacche di Rosa Canina che vedo dalla finestra del mio studio, rosse, lisce e tonde. Simbolo di vita, di energia, dolce difesa per i malanni di stagione
*il progetto di andare per boschi a raccogliere castagne, non appena il tempo si rimette, e insieme a quelle raccogliere le foglie rosse e oro dell'autunno
*la mia compagnia teatrale e lo spettacolo che debutterà a breve, vedere che il tutto prende una forma, una bella forma, e che i miei ragazzi sono davvero, davvero bravi
*tutte le mie nipotine e nipotini adorati, che mi riempiono il cuore quando li vedo

Il tempo che passo con le figlie ed i figli delle mie amiche è un tempo bellissimo; vedo in questi piccini tutto l'amore che c'è, e come le mie amiche sono pezzettini di me, i loro figli sono parte del mio cuore.



"Io abito la possibilità, una casa più bella della prosa
Con tante finestre in più e porte migliori
Ha stanze come cedri dove lo sguardo non può penetrare
E per tetto sterminato
La volta del cielo
La frequenta la gente più amabile
Così vi passo il tempo
Spalanco le mie piccole mani
Per colmarle di paradiso.“

E. Dickinson



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lunedì, settembre 08, 2014

Un luogo che guarisce


Vicino a CasaEdera, così vicino che ci andiamo a piedi, portando i nostri cani ben felici di scorrazzare liberi nel bosco, c'è un luogo particolare e magico. Ne ho già parlato, citandolo a volte nei miei post passati.

Qui sul Poggio tutti lo chiamano dall'Eremita; il luogo prende il nome dal vecchio che ha sempre vissuto lì. Quando ero piccola, l'Eremita era ancora vivo. I miei amici mi raccontavano che le loro mamme, magari per una febbre o un'orticaria improvvisa, li portavamo da lui perchè era un guaritore. Ed oltre allo sciroppo per la tosse ed alla tachipirina, una visitina dall'Eremita ed un suo consiglio erano molto, molto preziosi.

Di lui si dice che conosceva il linguaggio delle piante, che curava con le erbe, e che sentiva in anticipo i terremoti. Girava di casa in casa per avvertire che un terremoto stava arrivando, di mettersi al riparo.
E che andava a Messa a piedi, ogni domenica, passando dai boschi ed arrivando fino a Momigno.

Non mi ricordo se, quando ero bambina, io l'abbia visto o meno. Mi sembra di ricordare un anziano signore, dai capelli bianchi, magro e con gli occhi vividi e pungenti come hanno tutti qui in montagna.

Fatto sta che poi è morto, ed è rimasta la sua casa, in una piccola radura in mezzo al bosco. I suoi nipoti coltivano ancora i campi davanti a casa sua, soprattutto con patate. Un anno però mi sono ritrovata in mezzo ad un campo di girasoli; forse era un esperimento di coltivazione, oppure un saluto solare all'Eremita, che la sua terra gli riservava.

La casa sta crollando; ha la porta per metà aperta, ed è possibile affacciarsi dentro. Si vedono delle scale ripide, e sopra una stanza inondata di sole, con una vecchia sedia appoggiata da una parte. Come se fosse stata messa lì per sedersi e godersi i raggi del sole mattutino.

Davanti alla casa fioriscono rigogliose molte piante officinali: Camomilla, Bardana, Cardo Mariano, Verbena, Iperico, Achillea, Menta...
Immagino che queste piante siano state portate lì da lui; e che il Cardo Mariano e la Bardana siano state messe in punti strategici, a protezione di quel luogo magico.

Accanto alla casa c'è un piccolo boschetto di faggi. Entrare lì dentro è come entrare in un tempio: tutto si fa rarefatto e nitido allo stesso tempo. I minuti scorrono più lenti. I pensieri si sciolgono come una zolletta di zucchero nel tè caldo. Ti ritrovi immerso in una luce verde, una luce amica, riempita di pace.
Puoi continuare a camminare e dopo pochi passi, lungo un sentiero costellato di Achillea e Violette in fiore, ri ritrovi davanti alla casa del'Eremita.

Io mi siedo lì davanti, e semplicemente sto. E sento una voce buona, una voce silenziosa, che non parla ma sa cosa dire. Sento che qualcuno, qualcosa lì mi cura. Ci cura.
Non si può spiegare ma solo sentire.
Quel posto è permeato da una luce sacra, da una sapienza antica.

E' come se dicesse che tutto passa e ciò che vogliamo ritorna. Che ciò che guarisce è anche ciò che ci insegna a lasciare andare.

Ieri, mentre eravamo lì, con i nostri cani che correvano tra i fiori, c'è stato un piccolo terremoto nelle vicinanze.
Lo voglio prendere come un saluto dell'Eremita, un suo modo per esserci vicini, per guarire le nostre anime.


Bardana, grandissima e vellutata


il boschetto di Faggi


Preziosi doni


Verbena, piccola e forte



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lunedì, settembre 01, 2014

Ripartendo (un passo dopo l'altro)


Cerchiamo di ripartire. Da cosa? Mi chiedo nelle mie giornate, fortunatamente costellate dalle tante persone che mi vogliono bene, che mi amano, che non mi lasciano mai sola.
Da dove? E soprattutto, come posso fare? Come posso superare questo dolore, pensare che fino a poco tempo fa il mo ventre custodiva una vita, un seme potente, e adesso non più.

Sono molti i pensieri che mi fanno compagnia. Ho capito che non devo scacciare quelli più brutti, ma accoglierli e poi lasciarli andare. Alla loro seconda visita, sono meno spaventosi, diventano conosciuti, come vicini di casa brontoloni.

Attingo alla mia memoria vissuta, come se fosse un pozzo magico. E tra lacrime e gioie, trovo consigli preziosi come stelle. Mi sono ricordata di un momento particolare della mia vita.
Mia mamma era morta da poco. Io avevo appena vent'anni, e volevo entrare alla Scuola di Teatro di Bologna. A quelle selezioni eravamo in trecento, e i posti erano solo 15.
Io ho sempre pensato, fermamente, che sarei entrata. Che mi avrebbero preso. Che avrei studiato in quella Scuola.
Mai, nemmeno per un minuto, ho temuto di non farcela. Ho sempre, sempre pensato positivo. Ho sempre visto la cosa come se fosse già avvenuta.

E mi hanno presa. Sicuramente non sarà stato (solo) per il pensiero positivo, ma chissà.
E quindi, pensavo, così devo avvicinarmi al futuro.
Con piena fiducia. Che si, presto sarò di nuovo incinta E strinerò il mio piccino tra le bracia.
Fermamente sicura che questa cosa accadrà. Che il mio corpo è un nido, che già si sta preparando per accogliere una nuova vita.

Mai pensare il contrario. Avere fiducia nel futuro, pensare che le cose andranno bene, vanno bene, stanno già andando così.


Sentiero nel bosco 


Intanto, piccole cose e momenti leggeri accompagnano e sostengono le nostre lacrime. Una passeggiata al fiume, quel fiume che ho sempre visitato, sin da piccola, con il ponte di Castruccio da attraversare. Uno spazio magico, dove ho passato momenti bellissimi, sin da piccina. Alcuni davvero fatati, con la mia amica e sorella Ciù, sotto il ponte, guardando i riflessi dell'acqua nei nostri occhi, insieme alle chiacchiere e all'amicizia che ci lega da così tanti anni.



La Lima

Abbiamo camminato per trovare pace, per abbandonare i pensieri appesi ai rami dei castagni. E nei raggi del sole filtrati dalle foglie ancora verdi, o lungo i sentieri costellati di erica e cicoria violetta, ci siamo riusciti.
Come l'altra mattina, nel nostro posto, nel bosco dietro CasaEdera, alla casa dell'eremita. Una casa ormai abbandonata, ma che è stata abitata da un guaritore, da una persona speciale, che sentiva in anticipo i terremoti, e andava alla Messa fino a Momigno a piedi.
E' come se lui fosse ancor lì; le piante che aveva forse seminato lui si rinnovano ogni anno. E noi ci mettiamo in ascolto, tra la Bardana fiorita e la Camomilla, sdraiati tra l'Achillea e il Timo, e siamo ripagati da una sensazione di armonia, di tranquillità.

E' quel posto, forse. E' la magia delle piante, della natura, del tutto che ci pervade.


Bardana officinalis

Quando rimango da sola ascolto moltissimo i canti Bajan. Nina Hagen canta per me, con me. Jai Mata Kali Jai Mata Durge. Che fossi una figlia di Kali, mi è stato detto in sogno, tanto tempo fa. Forse la mia gioia, a volt, passa attraverso una distruzione.

Mi concentro sulle piccole cose. Una farfalla violetta, i fagioli appena sgranati, il profumo di menta mescolato a quello di incenso che proviene da casa. Ho ridipinto la nostra stanza da letto, color ciclamino. La sera ci addormentiamo come dentro ai petali di un fiore.

Il tempo passa, il tempo lenisce.



domenica, agosto 24, 2014

piano piano


Il dolore si presenta come una quarta di copertina. È lì, sommesso. In poche righe riassume tutto.
Quando apri un libro, la quarta di copertina ti dice che cosa succede lì dentro, tra le righe, i colori, i giorni delle pagine.

In poche parole il mio mondo, il nostro mondo fragile è crollato. Va male, non c'è più battito, stia calma. E mi rivedo, come in un film inceppato, sempre la stessa scena. Il dolore, lo sconcerto, le lacrime inarrestabili.

Come si può continuare ad andare avanti? Che cosa abbiamo imparato da questa esperienza? Perché in ogni disgrazia c'è una fortuna, come dice mia nonna.
Ci sono i piccoli momenti, come questo , i fagioli che borbottano nella pentola sul fuoco. Guardare gli occhi di Andrea e vedere tutto l'amore del mondo. Sapere che questo bambino tornerà, arriverà da noi e allora.

Allora mi godrò ogni singolo momento.
Allora vivrò nel presente. Abbandonerò le ansie e le angosce che in questi mesi mi hanno attraversata.

Roma mi ha coccolata. Passeggiare per Trastevere, con Andrea e la mia amica sorella preziosa. Frida Kalho è un grande esempio. Mi sono immersa nei suo quadri. L'ho guardata profondamente, nei suoi occhi dipinti, nel suo dolore. L'ho sentita vicina. E può ancora parlare di vita, con le sue gonne colorate ed i fiori in testa.

Sono duri insegnamenti questi. Pensavo di aver già avuto la mia dose di dolore, ma non è così.
Però, non posso ignorare quello che tutto questo mi sta insegnando. La pazienza, la calma, l'affidarsi a qualcosa di superiore. La speranza e la fiducia nel futuro.

Il regalo di sapere che si, possiamo avere figli. Dovremo aspettare sei mesi prima di riprovare, mesi nei quali posso davvero pensare ad aggiustare le cose che mi facevano stare in ansia prima. La casa ( forse CasaEdera si allargherà un pochino) , il lavoro, il benessere, la vita quotidiana.

Come se tu, figlio mio, mi avessi dato una seconda possibilità. Non lo dimenticherò, nei mesi della tua attesa.


Niente vale più della risata e del disprezzo.
E' necessario ridere ad abbandonarsi, essere crudeli e  leggeri.
La tragedia è la cosa più ridicola che "l'uomo" ha, ma sono sicura, che gli animali anche se "soffrono" non esibiscono la loro pena in teatri- aperti nè chiusi (i focolari) .
e il loro "dolore" è più vero di qualunque immagine ogni uomo posso "rappresentare" o sentire
come dolorosa. 

/Frida Kalho, Diario)

Grazie per tutti i commenti, le mail, le telefonate, gli abbracci. Le visite all'ospedale. I messaggini. Grazie a tutti voi, non ci avete mai lasciati soli. 
Vi vogliamo bene infinito. Davvero.

Grazie.


lunedì, giugno 16, 2014

Aspettative



  365.46 the Elder's appearence
il mio album completo qui



E' passato un sacco di tempo dall'ultima volta che ho scritto qui. Tempo impiegato a fare mercati, produrre saponi e candele come mai negli ultimi periodi. Tempo dedicato alla mia amica sorella, che è venuta a vivere, per quattro mesi, vicina vicina a me, la mia Polly con la sua piccina, la mia nipotina adorata. Una felicità incommensurabile, averle così vicine: non mi sembra ancora vero.
Tempo passato a riflettere, ad osservare da vicino le visioni che mi passano per la mente, a scegliere vestiti e location per le mie foto. E sicuramente tempo passato davanti a Photoshop, ogni volta imparando qualcosa di nuovo. Come usare i pennelli, come dosare la forza della gomma, come disegnare le onde del mare. Come cambiare colore ai vestiti, come aggiungere o togliere pieghe e tessuto, come rendere visibile la mia immaginazione.

E tempo passato a studiare le mie muse ispiratrici: Brooke Shaden, Lissy Elle Laricchia, Lara Zankoul.

Aspetto da un mese che Amazon mi recapiti un libro fondamentale, credo, per il mio cammino artistico appena iniziato: Inspiration in Photography. Non vedo l'ora che mi arrivi!



Inoltre, mi è tornata tantissima voglia di autoprodurre. Ultimamente, anche grazie ai miei pensieri deprimenti e tristi sul discorso gravidanza mancata, avevo un pò abbandonato tutto il lato pratico delle attività casalinghe. Ho lasciato nella sua scatola di legno il mio uncinetto, la pasta madre la rinfresco pochissimo...Insomma, ho lasciato andare un pò di cose Ma adesso credo sia giunto il momento di riprendere le fila delle mia attività: l'orto quest'anno è florido come non mai, a parte il brutto tempo di ieri e di oggi che ho paura mi danneggi le zucchine, tutto è in ottima forma. Aspetto il sole ed il caldo estivo che c'era nei giorni scorsi, sperando che torni presto.



fragoline appena raccolte dall'orto, a piedi nudi, sulla terra calda di sole

In questo periodo mi ha anche accompagnata un mantra, di quelli magici. Me ho ha regalato lo PsicoMago, che sa sempre cosa dirmi, che cosa funziona per me. 
Non avere aspettative. Essere aperta al mondo, abbandonarsi, e non avere nessuna aspettativa.

Queste semplici parole, anche abbastanza banali, riescono a sciogliermi qualcosa dentro. Quando sento che mi assale l'ansia, che l'orologio biologico ticchetta e non ci sono ancora novità, io mi ripeto questi semplici concetti e sento qualcosa dentro che si calma, e che si apre, si scioglie.

Questo mi consente di vivere nel momento, nel presente. Di viverlo appieno. Certo, non sempre ci riesco. Spesso è difficile e mi faccio prendere dal solito vortice di pensieri, ma è sempre più breve il momento in cui sono intrappolata nei pensieri negativi.

Riesco ad uscirne molto più rapidamente di qualche mese fa.

L'altra sera, anche Julie era qui da noi, in una sua tappa toscana, e parlavamo di tante cose, tra qui ovviamente la maternità. Lei mi ha detto che una sua amica, che anche lei cerca più o meno d quanto cerco io, fa proprio come me: ha deciso di incanalare tutta la sua energia in qualcos'altro, aspettando che le cose accadano.

Non avrei mai detto che la mia strada fosse quella della fotografia, e chissà, forse non lo è nemmeno. Non ho nessuna aspettativa, per quanto concerne questa nuova via: so solo che quando faccio foto, e le rimodello, e le immagino, niente mi tocca o mi disturba. Sono immersa completamente nel ciclo creativo, e sto davvero, davvero bene.

365.40 The Right Path
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mercoledì, aprile 30, 2014

il paradosso di Schrödinger





Quanto è difficile capirci qualcosa. Forse come dice lo PsicoMago, non c’è molto da capire. Anzi, non c’è niente da capire, e questo me lo dice anche Andrea. Il fatto è che la vita è un miracolo, che la vita è un mistero. Che la vita, come la morte, non si controlla.

Non appena faccio una pausa dal lavoro, leggo. Leggo storie di donne, molte come me, che vogliono un figlio ma ancora non ci sono riuscite. C’è chi ha problemi oggettivi, chi invece ha tutto nella norma, ma che questo figlio non arriva. Noi fortunatamente non abbiamo nessun problema fisico, eppure ancora viviamo in questa attesa. Ognuno a suo modo.
Leggo anche molte storie di donne che invece i figli non li vogliono. Che hanno deciso, naturalmente, di non averne. Invidio molto queste donne. Loro non conoscono lo struggimento, il dolore, la rabbia e la frustrazione che si prova, mese dopo mese, nel vedere che la Natura fa quello che vuole, non asseconda i desideri ma agisce solo a momento giusto.

La ricerca di questo figlio mi mette davanti alla ineluttabilità e anche alla irrazionalità della vita. Non si può far crescere una piantina di pomodoro solo perché lo si desidera. Non basta stare accanto alla pianta, giorno dopo giorno, e volere con tutte le forze che quella cresca. E’ un processo naturale, e per questo, per sua stessa natura, imprevedibile ed irrazionale.

Sento l’esigenza fortissima di lasciarmi davvero andare. Al di là di questa ricerca, al di là di un possibile figlio. Voglio lasciarmi andare al flusso della vita, imparare a fluire. Non ne posso più, davvero, dei pensieri che ossessivamente tornano, e che mi parlano di assenza, vuoto, incapacità. Voglio godermi la vita, e questo momento. Il mio amore, la mia casa, i nostri cani. L’orto, il mio lavoro, nuovi progetti. Un’estate che finalmente è alle porte.
Capisco che abbracciare il proprio bambino, farlo crescere ed accudirlo sia una delle gioie più profonde della vita. Sono circondata da mamme e da bambini, e molti di questi sono meravigliosi. Ho tanti nipotini speciali, e mi sento piena di amore nei confronti di questi cuccioli, figli delle mie amiche, pezzettini di cuore, di anima. Però inizio anche a vedere quanto la mia vita sia comunque piena di amore. E che è bello poter dormire la notte, oppure perdersi a scrivere un post lunghissimo, o impiegare due ore per fare una foto e ritoccarla. Cucinare una cena speziata e profumata, e mangiarla tranquillamente sotto la pergola, con la luce della sera che ci accarezza. Fare l’amore con calma, la mattina. Amarsi e volersi bene, imparare a stare insieme nonostante il tempo, la quotidianità, i piccoli problemi. Poter cambiare programmi, un pomeriggio, e magari uscire per una passeggiata e per andare a trovare un’amica. Impegnarmi in un lavoro creativo, si, ma anche molto impegnativo. Dedicare tempo ai miei figli a quattro zampe, portarli fuori nel bosco, a passeggiare, parlare con loro e far loro le coccole. Ridipingere tutta la casa, inventare nuovi colori.

L’arrivo di un figlio credo che scardini completamente tutta la vita. E che nonostante tutto sia una felicità incontenibile, simile all’innamoramento dei primi giorni. Mi ritroverò anche io, a fissare mio figlio e le sue manine. Nel frattempo però, voglio davvero smettere di pensare. Di logorarmi, di struggermi di fronte alle pance altrui. Voglio immergermi nella vita di ogni giorno, assaporarne il gusto fiorito. Imparare a non temere più l’acqua, perché è quella che cullerà mio figlio, dentro la mia pancia.
Non avere più timore delle donne che sono già incinte, o che sono neo mamme: non sentirmi esclusa, da meno, incapace, ma accordarmi con la loro energia. Non sono ANCORA incinta, ma lo sarò a breve.

Allo stesso tempo, forse non lo sarò mai. Questo momento della mia vita è riassunto felicemente nel famoso paradosso di Schrödinger. Mi sento come se volessi avere un figlio, oppure no. Insieme, nello stesso momento. Sento un forte istinto materno , e allo stesso tempo un desiderio di mantenere la mia libertà, e la possibilità di creare altro che non sia un figlio.

Guardo con ammirazione alle donne-mamme, che parlano dei loro figli, che li allattano, che con dedizione completa contribuiscono alla loro crescita. Che mettono tutto da parte, anche loro stesse, per queste giovani vite. Ma guardo con curiosità anche alle donne-non-mamme, che sono madri di progetti artistici, di  idee, di libri, di loro stesse. Che viaggiano, che hanno una storia d’amore anche solida, che non dipende dal fatto di mettere al mondo dei figli.

Non so da che parte stare, o meglio, sono da tutte e due le parti. Come l’atomo, deceduto o meno. In un mondo sono mamma, nell’ altro no. Mi sento lì, in quel confuso limitare.
E so che la soluzione è semplicemente immergermi in quel flusso, che così tanto mi spaventa. Immergersi, alla vita, nei giorni, sott’acqua, dove sembra quasi di volare.

Quando fluisci, ti muovi continuamente all'interno del pericolo, perchè ti sposti in continuazione dal conosciuto nell'ignoto, da ciò che è familiare a ciò che è estraneo. Il sentiero tracciato viene perennemente lasciato alle spalle,  ci si addentra continuamente nell'inesplorato. Nulla è prevedibile, non si può mai sapere...e la mente è abile e astuta solo per ciò che concerne il passato, perchè lo conosce . E' estremamente colta con ciò che è familiare, è furba ed efficiente rispetto a ciò che conosce; con ciò che è sconosciuto, estraneo, è impotente: non sa nulla di nulla.
In quel caso ci si sente ignoranti; quella è la paura! Si deve apprendere momento per momento, ma è così che si impara. Più ti addentri in ciò che non ti è familiare, più apprendi: il sapere diminuirà, ma aumenterà la conoscenza, la capacità di comprendere è ciò che conta e ha valore : ti dona l'essere.

Non amo Osho, ma queste parole le trovo davvero appropriate.

Un’ultima cosa, rivolta alle neo-mamme: ragazze, non abbiate timore nel coinvolgere nella vostra esperienza di maternità le vostre amiche vicine, che desiderano figli e che ancora non ne hanno. A volte chi rimane incinta ha una sorta di imbarazzo, o di timore, nel condividere la gioia della maternità, ma anche le difficoltà e le esperienze con amiche che magari desiderano figli e che non ne hanno. Per paura di ferirle, per paura di essere coinvolte nel loro dolore, forse, in un momento delicato come quello della gravidanza. Io posso dirvi, da donna-ancora-senza-figli: per noi non c’è cosa più dolorosa che sentirsi escluse dal circolo delle mamme. A me fa piacere sentirmi coinvolta, e anche se non ne so niente di pannolini, pappine e allattamento, posso comunque ascoltare, apprendere, imparare, accordarmi con quell’energia.

Magari non per tutte è così, c’è chi soffre nel sentirsi coinvolta in questa cosa che ancora non accade. Anche io mi struggo, quando vedo donne incinte che non conosco, magari. Ma è anche vero che l’energia agisce per conformità, e che se si desidera una cosa dovremmo comportarci come se quella cosa fosse già accaduta.
Imparare a conoscere, studiare le altre mamme: lasciarsi trasportare, osservare la vita che scorre dentro di loro, e che cresce. Non percepire le donne-mamme come aliene o altro da noi; ma accoglierle, per accogliere la parte di noi che diventerà madre.


Ne approfitto anche per augurarvi un felice Beltane: vorrei passare quei giorni di festa nell’orto, con le mani nella terra piena, a trapiantare piantine di pomodoro e zucchine,  a seminare ravanelli e insalatine: speriamo che non piova! 


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giovedì, aprile 17, 2014

365 (più o meno)


Mi sono messa davvero d'impegno in questo progetto 365: ed insieme a questo, direi anche in conseguenza, Photoshop non è più così ostico. Ho imparato un pochino a gestire i livelli, a scontornare le foto usando i canali e le maschere, a regolare luminosità e contrasto, insomma: ancora sono agli inizi, ma non mi assale più il panico quando sento parlare di livelli di PS ;)



Devo ancora imparare tantissimo, ma dedicandomi alla rielaborazione fotografica ogni giorno, anche solo poche decine di minuti, imparo sempre di più.
Mi sono accorta che manipolare le foto per me è un pò come dipingere: non sono brava a disegnare, e finalmente ho trovato uno strumento che mi permette di rendere per immagini quello che sento, quello che immagino.

Ci vuole pazienza, tempo, e ci vogliono anche idee visionarie: le ultime le ho sempre avute, e non mi sembra vero poter finalmente renderle visibili agli altri.

Comunque, a circa un mese dall'inizio di questa avventura, posso dirmi soddisfatta: vediamo che cosa porteranno i prossimi tempi.



Sono successe altre belle cose in questo mese, e vorrei farne una lista, come di solito fa la cara Daniela:

- è nata la figlia di una delle mie amiche più care: una pezzettina adorabile, tutta rosa, già vispa e intelligente, cuore di zia. Benvenuta piccola Elettra, ti abbiamo sognata e attesa e ora sei qui!
- è tornata la mia Polly, con la piccola Zelda, la mia nipotina adorata, la mia bambina magica, che tanto ha da insegnarmi. E finalmente ho la mia amica vicina, qui, a due passi: anche se so che è sempre con me, anche quando è lontana.
- i ciliegi selvatici sono tutti in fiore, così come la Lunaria, l'Alliaria, il Tarassaco, i Ranuncoli...uscire fuori equivale ad immergersi in un'esplosione di colori, profumi,luci...che vorrei fotografare tutto, in ogni istante, e poi finisce che non lo faccio perchè è così bello che non ci entra, nella macchina fotografica
- ieri sera sono stati a cena da noi mia sorella ed il suo ragazzo, e ho cucinato una cremina di patate ed asparagi davvero buonissima: è bello questo rapporto ritrovato con mia sorella, che se non la vedo almeno una volta alla settimana mi dispiace: pensare che per anni siamo state così lontane! La nostra mamma sarebbe davvero felice di questo.
- qualche sera fa, abbiamo passato una serata davvero bella, incontrando per caso amici in giro per la nostra città, finendo ad una mostra interessante, imbattendoci in musica speciale, chiacchierando e lasciando che la serata si snodasse in libertà.



Questa ultima esperienza mi riporta anche a quello che mi ha consigliato l'ultima volta il mio Psic, che chiameremo PsicoMago grazie alle sue facoltà intuitive incredibili.

Devo imparare a lasciare andare il controllo, ed affidarmi alla parte irrazionale di me. Utilizzarla per affrontare le cose della vita, le problematiche, i rapporti. Imparare a non gestire troppo, a non decidere troppo, ma a lasciarmi fluire, a lasciarmi andare, a vedere la magia intorno a me.

Io ho la facoltà di consigliare agli altri questo, di vedere ciò che è irrazionale e magico nelle altre storie...ma mi è molto difficile approcciare la mia vita con questa visione.

Ed ho conseguentemente pensato che i miei anelli di Weiss, le miodesopsie che intralciano la mia visione, altro non siano che un messaggio del mio corpo, che mi suggerisce di guardare più in là, di vedere l'invisibile, di non voler sempre capire e spiegare, ma di essere liquida, morbida, rilassata.

Quando rilasci il controllo, mi sembra anche di percepire di meno queste fastidiose ragnatele e filamenti: e piano piano, a volte, neanche mi accorgo di averle.

Imparare ad essere terra, e non solo fuoco; ad essere acqua, e non solo aria.

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venerdì, marzo 21, 2014

Riscoperta


Dicono che quando hai voglia di scrivere dovresti farlo senza aspettare un attimo. Io sto pensando a questo post da vari giorni, e forse ho aspettato troppo.
Ma ci provo lo stesso.

Sono in una fase davvero costruttiva. Grazie al MagicoPsic, che con una sola seduta (per ora) ha già fatto luce in me, dandomi una lanterna per illuminare i miei passi (e, tornando alle carte, ecco che mi si fa chiara la Lamina dell'Eremita, che è alla ricerca di Sè, o delle sue parti mancanti), finalmente i miei pensieri hanno preso un'altra onda.

E' come se mi avessero sostituito una scheda operativa nel sistema: non penso più alla gravidanza come ho fatto nell'ultimo anno. Che cosa è successo? Non ne ho idea. Davvero! So che devo lavorare su alcune parti di me, e che ho voglia di fare foto. Di imparare (udite udite) ad utilizzare Photoshop.

Andrea me lo suggerisce da circa un anno, ma io ho sempre avuto una sorta di resistenza. Ho paura che sia troppo complesso. Ma, poichè voglio imparare ad affidarmi totalmente alle cose, ho deciso di tuffarmi anche nel mare di Photoshop. Vediamo che cosa ne verrà fuori.

Il desiderio di un figlio c'è ancora, certo, ma non occupa più tutta la mia mente. Anzi. Si è ridimensionato, e non provo più dolore quando incontro per strada una donna incinta. Mi dico che bella, chissà come sarò io quando mi accadrà, o cose simili.

Sto imparando ad andare al mio ritmo interno. Che significa andare veloce come vuole andare la tua parte più lenta. Capisco che non dobbiamo forzatamente costringerci ad uno schema prestabilito, per non rimanere indietro. Ogni cosa a suo tempo.




Intanto vado per boschi a raccogliere Violette e Stellaria, con le prime sto preparando un oleolito, con la seconda ho in mente qualche ricettina da provare. Esco ogni giorno con i cani, Eva è bravissima anche senza guinzaglio e la lascio correre nel boschetto vicino casa.

Oggi pomeriggio farò foto ad un'altra amica e Sorella, a lei ed alla sua bimba meraviglia. Ho scoperto una fotografa fantastica, mi sta dando ispirazione su ispirazione.
Ho aperto la mia pagina flickr, se volete dare un'occhiata a tutte le mie foto, o se volete seguirmi, ne sarò felice! Ho iniziato a seguire il progetto 365, un progetto stimolante che prevede che tu ti faccia una foto al giorno, e che pi la pubblichi e la condivida sui vari social, sul tuo blog, su flickr, etcetera.
La trovo una cosa molto stimolante: credo che imparerò moltissimo da questa esperienza. Qui il set del mio progetto 365.

Oggi è il primo giorno di Primavera. Sento che sarà una stagione meravigliosa.


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mercoledì, marzo 05, 2014

Giudizio e Vocazione





Ultimamente, quando interrogo i miei adorati tarocchi, spesso mi trovo davanti questo Arcano. E anche le mie amiche, che ogni tanto mi leggono le carte, trovano questo Arcano per me. Anche senza saperlo, tirano su le stesse carte, da un certo periodo in qua.
Il Giudizio, l'Asso di Coppe, il Matto.
L'Imperatrice.

Ci leggo buoni presagi, certo. Ma è su questa carta, sul Giudizio, che stamattina è volata la mia riflessione.
Ho alzato su tre carte molto significative per me: il Diavolo, il Giudizio, L'Imperatrice.
Per coronare i miei desideri, devo abbandonare le catene dell'ossessione, fidarmi dell'intuito, seguire la mia vocazione.

La carta del Giudizio esprime sia una rinascita che un rinnovamento (ma anche una vera e propria nascita); allo stesso tempo la Lamina consiglia di dedicarsi alla propria vocazione. Se quello che desideriamo ardentemente non è ancora accaduto, significa che non è il tempo giusto. E che dobbiamo seguire la nostra vocazione, questo è il tempo dell'ispirazione, della concretizzazione del percorso evolutivo.

Seguire la nostra vocazione. 
Io ho sempre saputo che strada seguire. Prima, dritta davanti a me, la strada del Teatro. Sapevo che mi avrebbero preso alla Scuola, ero molto determinata e sicura al 100%. Sapevo di essere portata a quello, a stare sul palcoscenico.
Mentre adesso, dopo tanti anni, mi trovo meglio in questa nuova esperienza di piccola regia che sto portando avanti con un gruppo di giovani attori. Non per questo rinnego il mio lavoro di attrice, ma sento che quella non era la mia vocazione principale.

Pensavo di averla trovata quando ho deciso che avrei studiato Erboristeria. Mi sono iscritta all'università che ero già grande, avevo 24 anni, sotto lo sguardo incredulo degli amici che mi sconsigliavano, visto che era una facoltà scientifica, che con gli studi del Liceo Classico come sare riuscita a sostenere tutti quegli esami...e invece, convinta e determinata, ci sono riuscita, nei giusti tempi.
L'esperienza con il mio negozio, la vita da erborista-commessa comunque non mi esaltava. Anche se mi manca molto quel negozietto profumato, ed i barattoloni carichi di erbe. Ma, come dire, quella non era la mia profonda vocazione.

Eppure le erbe sono un mio grandissimo amore, un rifugio, un luogo sereno dove trovo pace e dove mi sento accolta.

Mi ritrovo adesso, a 35 anni, che mi sembrano così tanti, senza sapere bene quale sia la mia vera vocazione.
Amo il lavoro che faccio, e sono fortunata perchè faccio un lavoro che amo. Ma in questo lavoro non esprimo totalmente la mia vocazione profonda, anche se questo lavoro, marginalmente, mi permette di restare a contatto con il mondo herbano.

Per questo appare sempre quella Carta, che così bene mi pre-vede,  che mi suggerisce che ancora non ho trovato la mia vocazione. Forse per paura del Giudizio altrui, o del mio stesso giudizio? A volte mi sento troppo grande per iniziare qualcosa di nuovo, e allo stesso tempo troppo inesperta di fronte agli altri che già hanno intrapreso la giusta strada, la loro vera via.


Forse la nostra vera vocazione sta nascosta nelle cose che facciamo semplicemente.
Senza aspettative, ma con un fluire di energia creativa che va esattamente dove deve andare.

Per me questo accade quando scrivo, quando scatto foto, quando cucino, quando lavoro con filati e uncinetto.
E anche quando penso al mio orto, e quando lavoro la terra.
Fondamentalmente, accade quando faccio le cose con le mani. Ma non per lavoro, solo ed esclusivamente per piacere.

E che razza di vocazione è? Sento già la voce del mio Critico Interiore che mi dice :
"Mica ti vorrai mettere a scrivere a questa età?  E che cosa vorresti fare, sentiamo, un libro fotografico senza nemmeno una macchina fotografica semi-professionale? Cucinare, ahah! Ma da quando in qua è una vocazione, che vuoi, aprire un ristorante? "

Quindi, prima di tutto devo scavalcare queste insopportabili critiche mosse da me stessa.

Poi, chissà. Esplorare nell'inesplorato proprio perchè così immediato e semplice.

 Piccola nevicata vicino a casa

 Tramonto di fronte a CasaEdera

 Cremine adesso in viaggio per un profumatissimo baratto. Grazie Silvia!



La mia Quercia.

Ultima cosa, ma non meno importante: è finalmente tra le mie mani questo libro. Illuminante, essenziale per la mia crescita, ovunque mi porterà. Vi consiglio vivamente il suo sito, ed in special modo la storia intitolata Pirouettes, che è stata la ragione per la quale io ho comprato questo libro magico. 


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domenica, gennaio 12, 2014

Un pò meno, un pò dopo


Lo so, ho scritto appena ieri.
Ma oggi ho avuto una rivelazione, troppo importante per non essere appuntata, e per non essere condivisa con voi. Vorrà dire che inizierete la settimana con un nuovo spunto, spero utile a molte di voi che mi leggono. E che ringrazio dal profondo del cuore, perchè se io oggi ho capito tutto questo di me, è anche grazie a voi.



Il Mare mi ha chiarito le idee. Completamente. Non so se quello che ho vissuto oggi sia una illuminazione, oppure se il seme di questa consapevolezza è in me da un anno, ed ha trovato solo oggi la possibilità di sbocciare. Io e Andrea  abbiamo fatto una passeggiata al mare. E tra conchiglie portate sulla spiaggia, piccole coppe per goccioline di mare, legni levigati e bianchissimi, cuccioli di cane che si rincorrevano, e la grana sottile della sabbia, che disegna ombre e luci lunari sotto al sole  d’inverno, io ho capito.


Ho capito che, per prima cosa, nella vita ho già commesso l’errore che sto commettendo anche adesso. Quello di rivestire delle maschere molto conformiste, di fronte al mio anticonformismo selvaggio. Ho già fatto questa cosa, quando ho deciso di abbandonare il Teatro per gli studi da erborista, quando ho deciso di essere una ragazza modello, nella casa in montagna, abbandonando velleità artistiche. Già, nella mia vita, mi sono trovata a fuggire ed a nascondermi nei panni della donna saggia, della ragazza per bene, di quella che ha messo la testa a posto. L’ho fatto per comodità, forse, o almeno così mi sono sempre detta. L’ho fatto per un preciso senso del dovere, dettato chissà da che cosa. Un senso del dovere che mi dice di fare la ragazza tranquilla, di non essere eccessiva, e soprattutto di non perdere tempo nel teatro, in ciò che è arte in genere, ed anzi, se proprio devo, che almeno quello che produco sia utile.




Ho sempre dato la colpa del mio abbandono delle scene professionali a vari spiacevoli accadimenti collegati a quel periodo teatrale. Ma In effetti, se vado a vedere per benino che cosa è accaduto dentro di me, io adesso posso dire con piena sicurezza che, signori e signore, io ho sempre avuto una grandissima paura della mia parte creativa.

Eccola qua, la verità.
Io ho sempre cercato di incanalare questa parte creativa o in qualcosa di utile, come il sapone, le candele o l’uncinetto visto come strumento per creare abbigliamento vario, senza osare qualcosa di davvero mio. Senza osare qualcosa di veramente creativo. Senza andare ad esplorare la mia creatività, quella profonda, legata proprio a me stessa.
Tutte le volte che, nella mia vita mi sono trovata pronta a spiccare il volo per una vera ricerca creativa, io mi sono tirata indietro. Andandomi a nascondere prima nei panni della ragazza modello, e adesso in quelli della mamma a tutti i costi.
Eh già, ovviamente si arriva a questo. Ma fronteggiamo davvero il discorso, forse per la prima volta.
Ho desiderio di un figlio. Questo è vero ed è innegabile. Un figlio mio e del mio amore, la fusione perfetta di noi due, etcetera etcetera. Ma: ne ho anche paura. Ho paura di dover dedicare tutta la mia vita a questo esserino così fragile e così dipendente dalla sua mamma. 
E soprattutto: non è il mio desiderio principale. Non lo è!!! Lo è diventato perché il senso del dovere e la fuga dalla fonte della mia creatività mi spingono a rivestire questo ruolo.


E così facendo non mi rendo conto che per avere un figlio ci vuole prima il desiderio di questo, poi la costruzione di sogni e complicità con il proprio uomo relativamente a questa anima che arriverà. Io mi sono precipitata nel ruolo della donna-che-vuole-essere-mamma senza nemmeno dare spazio, tempo e vuoto necessario a questa idea di crescere piano piano.
Il mio amico Ettore tempo fa mi disse una grande verità “I cinesi hanno un detto che recita così – un po’ meno, un po’ dopo”. Ecco. Io in questo anno ho avuto il terrore di quell’ un po’, non sapendo come gestirlo.
Rivestendo il ruolo della mamma-a-tutti-i-costi, come un piccolo carrarmato ho puntato solo all’obiettivo finale, senza dare abbastanza spazio a questa idea di formarsi da sola, con tutti gli ingredienti giusti.

Inoltre, ho avuto una grandissima paura di essere anticonformista. Nonostante la mia natura Selvaggia, in questo caso, spaventata dal sentiero nel quale poteva trascinarmi tutta la creatività risvegliata dell’incontro con il mio amore, e dalle possibilità di esplorare davvero la mia capacità creativa, mi sono imposta da sola il ruolo della “mammina”.

Ma perché????????

E soprattutto: non è necessario! I figli sono un dono, e sarà bellissimo averne, ma voglio che mi capitino come accade per le stelle cadenti, una scia luminosa e improvvisa, che rischiara il cielo. Voglio che mio figlio abbia due genitori innamorati e complici, ed una mamma che non ha paura di creare quello che lei stessa è. Altrimenti, come posso creare la vita, se prima non imparo a gestire ed assaporare la mia vena davvero creativa, davvero artistica?

Senza fuggire di fronte alle possibilità, senza voltare le spalle a quello che può venire dalle mie profondità. Senza relegare me stessa in un ruolo troppo anni Cinquanta, troppo poco Selvatico, per niente magico.


Mi sono chiesta dove io sia finita, per questo lungo anno, passato a contare i giorni dell’ovulazione, i fantasintomi di cicogna in arrivo, a prendere le temperatura basali, a fare grafici e a fare stick peggio che in un laboratorio di analisi.

Io sono pronta ad esplorare quella che sono davvero, ed a liberare la capacità creativa che risiede in me. Pronta a creare arte inutile, a scrivere sulla mia pelle e poi a fare foto, a dipingere la stoffa, a recitare di nuovo, completamente, senza riserve.

Sono pronta a ricontattare la mia parte magica, lunare, fatta di stelle e di sole, fatta di foglie e fiori e nepetella appena raccolta.

Sono pronta a ritagliare, ad incollare, ad uncinettare tutto quello che di inutile può esserci.
E soprattutto, non so dove tutto questo mi porterà. Ma sono sicura che mi porterà in un posto fertile, in un posto che guarisce, in un posto pieno di possibilità.

Mi sento finalmente libera, libera da questo ruolo autoindotto di madre. 
Sai che c’è: non sono ancora pronta.
Anzi, lo sono, ma un po’ meno, un po’ dopo.



 (le foto sono state scattate tra Torre del Lago Puccini e Lago di Massacciuccoli. Posto magico, sospeso tra un'ala di nostalgia ed una piccola baia di pace).

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